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Ad entrare nel vivo della tematica è la Rsponsabile Enti Locali, Contrattazione Sociale e Pari Opportunità della Cgil Adele Giro che afferma: “Le cifre sulla disoccupazione sono elevate. Basta guardare alle famiglie, ci sono figli che non hanno lavoro e c’è anche chi è costretto a lavoro a nero e sottopagato. Le sedi sindacali devono rappresentare lavoratori e far conoscere i loro diritti, evitando la fuga dal territorio natio. La Campania è la Regione dalla quale partono più menti: 1 emigrante su 6 è napoletano. Il Meridione si svuota di giovani perchè non si investe su di essi e sulla loro formazione”.
Affronta poi il tema della youth guarantee che è un pacchetto di iniziative promosso dall’Unione Europea con l’obiettivo di affrontare di petto la disoccupazione giovanile, fenomeno ormai dilagante in tutta la Nazione. Il piano è rivolto in particolar modo alle regioni che hanno il tasso di disoccupazione giovanile al di sopra della media UE (24%).
“Avellino – continua la Giro – ha numeri disoccupazionali che vanno ben oltre tale soglia; bisogna quindi che si sviluppi una maggiore consapevolezza affinchè si investa in formazione ed in politiche attive volte ala permanenza dei nostri ragazzi sul territorio irpino e al dialogo con i centri per l’impiego. Può un piano del lavoro realizzarsi senza vedere le caratteristiche e le vocazioni del territorio? Occorrono piani di lavoro volti ad armonizzare i percorsi universitari e l’autoimprenditoria“.
Petruzziello introduce alla platea il discorso dell’On. Valentina Paris e di Luigi Famiglietti (Pd), che in sostanza auspicano livelli di cambiamento, svincolandosi dalla mera lettura dei numeri e delle solite frasi vuote. La Paris infatti, facendo parte della commissione lavoro al Parlamento, ha ammesso di aver incontrato un leggero ostruzionismo in tema di lavoro subordinato e parasubordinato. Sta tentando di far recepire le aspettative dei ragzzi perchè è solo con un aumento delle pari opportunità che, secondo l’onorevole atripaldese, si può opporre resistenza culturale, svincolandosi dalla retorica del merito.
Sulla stessa lunghezza d’onda è stato Famiglietti che ha parlato di un approccio culturale del Mezzogiorno da cambiare, puntando sulla promozione dello stesso: “Ciò si può realizzare con un’apertura delle amministrazioni locali che aiutino il Sud a crescere e ad esaltare le opportunità che in esso sono presenti – ha spiegato il sindaco di frigento – Riconosco merito dell’azione dei forum della gioventù, delle Unioni Degli Studenti e all’interessamento delle organizzazioni sindacali ma uge la necessità di avere alla Regione un assessorato alle politiche giovanili. Abbiamo bisogno – conclude il deputato Pd – che all’interno dei comuni e dei sindacati vi siano giovani che lavorino per i giovani”.
“Siamo a livelli di disoccupazione giovanile e oso dire femminile record in Campani”, ha esclamato il segretario regionale Cgil Franco Tavella. “Esiste ad oggi una differenza ed un gap occupazionale tra una ragazza del mezzogiorno ed una invece del Nord Italia. C’è il rischio che perdiamo la nostra classe dirigenziale del domani per la fuga dei nostri giovani dal territorio campano. Sono contento se si i giovani fannoo esperienze all’estero, ma bisogna spezzare l’idea che quel ragazzo vada fuori dal suo territorio perchè in esso la sua formazione non è messa a frutto ed esaltata. Bisogna svincolarsi dal vecchio meridionalismo per abbracciare una idea più moderna di esso che aumenti la fiducia alle proprie origini; la Campania ha un patrimonio enogastronomico, turistico e culturale da proteggere ed innalzare perchè con in quest’ottica si può rendere il Mezzogiorno più competitivo in tema occupazionale e di crescita”.
Termina il dibattito il Segretario Confederale della Cgil Elena Lattuada che pragmaticamente ha dichiarato: “Se prima avevamo idea che bastava lasciar fare al caso e che il mercato da se generava fisiologicamente un progressivo sviluppo, allora dico che ci sbagliavamo e che la crisi ha messo in crisi questa convinzione”. E’ necessaria una regia pubblica che riconosca le opportunità e le necessità del Territorio, favorendo poi la crescita, abbandonando il mero localismo e promuovendo politiche di sviluppo concrete. Deve nascere una rete che si fondi sul territorio, e noi della Cgil anche con le passate campagne (non più disposti a tutto), siamo la testimonianza che bisogna rimettere in discussione le capacità ma in virtù di un progetto. Flessibilità e precarietà sono stati l’una il leit motiv della fine degli anno Novanta e l’altra del nuovo millennio; se pensiamo quindi alla youth guarantee per come è stata pensata in Europa allora dobbiamo dare un ruolo centrale alla regia pubblica in tema di politiche del lavoro che non lasci da soli i nostri ragazzi”, ha concluso.
(di Valentina Illiano)