Giorno Memoria: l’Irpinia ricorda i campi di Ariano e Monteforte

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Ieri la celebrazione della Giornata della Memoria, la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. E’ passato più di mezzo secolo da quegli a dir poco imbarazzanti avvenimenti, ma la Giornata della Memoria resta ancora fortemente sentita in tutta la Nazione. Un momento di riflessione importante, che anche ad Avellino ha visto più di un’iniziativa, con, su tutte, la consegna delle medaglie d’onore per otto cittadini irpini da parte del Prefetto Ennio Blasco. E proprio l’Irpinia, facendo un tuffo in questo tenebroso passato, ha avuto il suo ruolo durante gli anni dell’Italia fascista alleata con la Germania nazista, in quella guerra d’odio, spesso intestina, che ha nei luoghi di confine e nei campi d’internamento alcuni dei suoi simboli più macabri. Di posti del genere ne esistevano circa 400 in Italia, tutti istituiti tra il 1940 e il 1945 sul territorio nazionale e quello annesso del Regno di Jugoslavia. Fabbriche dismesse, ex conventi, ma anche cinema e mattatoi: andava bene un po’ tutto per la detenzione di nemici e “italiani pericolosi” in quelli, che pur non essendo campi di prigionia, erano spesso ad essi riconducibili. Ogni regione italiana ne aveva qualcuno e tra quelli campani ce ne erano due in provincia di Avellino: a Monteforte e ad Ariano. Nel comune limitrofo al capoluogo il campo d’internamento venne istituito dal Ministero dell’Interno nel giugno del 1940 e restò attivo fino all’ottobre del 43. Un lager, destinato agli “Italiani pericolosi” (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, “allogeni” slavi e della Venezia Giulia, individui sospettati di spionaggio e di “attività antinazionale”), che durante la sua attività si stima abbia avuto 104 persone internate. Non dissimile la situazione del campo sul Tricolle, diretto dal Commissario di Pubblica Sicurezza, Vito Pirozzi, e in funzione dal luglio 1940 al 9 settembre del 43. In questo caso tra italiani pericolosi, sospette spie ed allogeni, si calcola che siano stati circa 86 gli internati. Cifre minime, se si pensa ai 3950 segregati di Arezzo (Renicci), ai 6500 di Udine (Gonars), agli oltre 11.000 di Bolzano o ai circa 25mila di Risiera di San Sabba a Trieste, lager destinati negli ultimi due casi anche agli ebrei italiani. Ma sono cifre che vanno ricordate, in Irpinia come altrove, nel Giorno della Memoria e non solo, affinchè mai più l’umanità debba piangere pagine così tristi.

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