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Giornata dell’Economia: gli imprenditori irpini chiamano la politica

Avellino – 12 maggio 2006…10 maggio 2007: cosa è cambiato in Irpinia? La popolazione sale del 2 per cento e tuttavia invecchia sempre di più. Aumenta il Pil, ma si perde una posizione nella scala nazionale del reddito pro capite. Le famiglie consumano di più, anche in beni non alimentari. Si infittisce la rete di sportelli bancari sul territorio. Cresce l’industria (bene l’auto, meno bene la concia), si rilassa l’agricoltura, l’artigianato resta lo zoccolo duro e apre all’occupazione. Fronte sul quale si registrano 4 mila occupati in più … ma anche una pari riduzione di persone che cercano lavoro. Nel 2006 si registra un forte incremento nel commercio con l’estero, ma import ed export variano a seconda dello stato di salute dell’automotive. E criminalità e rifiuti si può dire che non contribuiscano ancora a rilanciare il quadro economico generale. O piuttosto… l’immagine di una provincia che per crescere deve diventare come una donna che attira sguardi e desideri: ‘attraente’. Ma per sortire l’effetto pare che si debba ancora lavorare sodo: a partire dall’immondizia. E poi: solo un brevetto viene registrato nel 2005 e appena 13 nei sette anni dal 1999 al 2005. Infine, il gap infrastrutturale che necessita di una rivisitazione, la burocrazia da invertire, mentre sui servizi essenziali (telematica, telefonia, internet veloce…) si dovrebbe garantire una più rapida e qualitativa copertura del territorio. Insomma… trascorre un anno quasi esatto e l’Irpinia torna protagonista in chiaroscuro della (Quinta) Giornata dell’Economia con il nuovo rapporto targato UnionCamere. Al vaglio: dati generali, struttura imprenditoriale, innovazione, interscambio, sistema creditizio, reddito, investimenti, consumi, ricchezza, lavoro, formazione, turismo, edilizia, automezzi, qualità della vita, infrastrutture…Una ricca tavolata quella che si è riunita al primo piano di Piazza Duomo: industriali, amministratori, docenti e sindacati, oltre ai rappresentanti delle diramazioni camerali. A fare gli onori di casa, il presidente Costantino Capone. Tra gli altri: la numero uno di Palazzo Caracciolo, Alberta De Simone, Pietro Foglia, guida dell’Asi, Silvio Sarno, Presidente di Confindustria, i segretari Ferrara, Cutillo e Festa, gli illustri Professori Stampacchia e Di Maio.
La relazione introduttiva del Presidente parte da un dato che meglio di tutti riesce a sintetizzare la situazione economica di una determinata entità territoriale: il reddito prodotto. Il quale, nel medio periodo, è aumentato in Irpinia “ad un tasso sensibilmente più elevato della media nazionale … – fa notare il Presidente – anche se la distanza da colmare è ancora notevole”. Nell’ultimo quinquennio è cresciuto e si è irrobustito anche il sistema imprenditoriale, il tasso di disoccupazione assume valori abbastanza contenuti, l’interscambio aumenta e l’apparato produttivo diventa più vitale. Ma Capone ammonisce: “Anche se il clima di fiducia, tanto delle famiglie che degli imprenditori, è nettamente migliorato rispetto al passato, non ci sembra il caso di esultare. Siamo preoccupati per il ruolo che la nostra provincia sarà chiamata a svolgere nell’ambito regionale”. Il riferimento, immancabile, va ai primi documenti programmatici verso i quali Capone non vela perplessità: “Ci sembra che l’Irpinia sia stata confinata ai margini dei più importanti progetti che la Regione Campania si accinge a realizzare”. E insiste soprattutto sul gap infrastrutturale che va sanato: “Ma non può farlo il privato…”. Mentre sulla sempre più emergente vocazione industriale del territorio: “Occorre organizzarsi per dare man forte al settore e non mi riferisco agli incentivi: basterebbero corrente e adsl, ad esempio, in tutta l’Irpinia. Perché se si vuole fare sviluppo non si può comunicare con i tamburi. Poi il resto lo fanno gli imprenditori”. Quello che si chiede, al di fuori, è una classe dirigente “sempre all’altezza” e una politica che “cambiando l’approccio” dimostri di “conoscere il territorio”, risolvendo “i problemi ordinari e non rispondendo per massimi sistemi”. (di Antonietta Miceli)

Qualche dato in sintesi: passi in avanti…ma l’imprenditore irpino invecchia

(Dati elaborati dall’Ufficio studi e statistica della Camera di Commercio) Il 2006 segna un miglioramento della situazione occupazionale in provincia. Complessivamente lavorano 158mila persone (100mila maschi e 58mila donne). Nel 2005 in Irpinia sono stati effettuati investimenti fissi per oltre 2 miliardi di euro. Struttura imprenditoriale: il 2006 è l’anno che fa registrare dall’inizio del terzo millennio il più alto tasso di natalità imprenditoriale (6.9 per cento). Si irrobustisce anche la forma giuridica con la crescita delle società di capitale nell’ultimo quinquennio di oltre il 50 per cento. Il terziario (quasi 18mila imprese) rappresenta quasi il 40 per cento del totale. Poi c’è l’agricoltura che perde invece il 10 per cento. L’industria sfiora le 10mila unità, crescendo del 9.5 per cento nell’ultimo quinquennio, rappresentando il 22 per cento del totale. Non male anche per la ricettività: alberghi e ristoranti fanno segnare un aumento di quasi il 22 per cento. Ancora: vola l’agriturismo, mentre sono 71mila i viaggiatori stranieri giunti in Irpinia che hanno speso 63 milioni di euro. Le società cooperative aumentano del 3,8, ma restano ancora una presenza timida. In un quadro in cui il dinamismo appare la carta vincente, la carta d’identità dell’imprenditore-tipo, invece, ingiallisce: su 100 meno di 9 non hanno ancora compiuto i 30 anni. 52 si collocano tra i 30-49; 32 dai 50-69 e 7 sono addirittura gli ultrasettantenni…. Sul fronte rosa invece il tasso più alto di femminilizzazione si registra nel comparto agricolo, dove 1 impresa su 2 è ‘donna’. Lo stato di salute imprenditoriale fa invece rilevare nel 2006 sei fallimenti in meno rispetto al 2005. Ma Avellino mostra una percentuale superiore a quella media nazionale ed è seconda in Campania solo alla provincia di Napoli. Mentre il numero delle procedure di liquidazione raggiunge il valore più alto dell’ultimo quinquennio. Commercio estero: le importazioni salgono del 37,5 per cento, mentre le esportazioni volano al più 13,6. Vivace il settore delle costruzioni: ma è basso il numero dei capannoni industriali costruiti. Rifiuti solidi urbani (dati Apat): Avellino produce 413 kg per abitante contro i 484 della Regione e i 539 dell’intero Paese (…tuttavia…). Mentre la raccolta differenziata si attesta al 13,8 per cento di contro alla Campania con il 10,6 e l’Italia con il 24,3 per cento.

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