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La proposta è del senatore del Partito democratico Enzo De Luca, che ha già sottoposto l’intendimento al vaglio dei colleghi della Commissione Territorio, ambiente e beni ambientali del Senato di cui è segretario.
Impegnato sul fronte della risoluzione dell’emergenza rifiuti sin dai tempi in cui era assessore regionale della Campania, De Luca è stato il promotore dell’ordine del giorno, votato all’unanimità dal Senato il 9 luglio scorso, per l’utilizzo delle cave dismesse o abbandonate presenti in Campania per conferirvi il materiale di risulta dei rifiuti trattati come siti provvisori ed eventualmente definitivi e anche, in misura più complessiva, per risanare e ripristinare lo stato dei luoghi dal punto di vista ambientale.
“Ma l’emergenza rifiuti, riesplosa per anni in Campania ad intervalli sempre più ravvicinati, interessa anche altre regioni del Paese – spiega il senatore del Pd – E’ impensabile, dunque, affrontare la questione in maniera settoriale”.
Di qui, per De Luca, la necessità di una legge che fornisca un indirizzo di carattere generale sul piano nazionale, inquadrata nell’ottica delle ultime direttive europee in materia di salvaguardia dell’ambiente.
“E’ chiaro che dovranno essere Parlamento e Governo a valutare l’opportunità di una tale iniziativa – aggiunge il senatore del Pd – ma ritengo che qualora mancasse un indirizzo così determinato ci troveremo ad affrontare una serie di emergenze in diverse regioni, passando di criticità in criticità, sulle quali, purtroppo, si allunga sempre di più l’ombra della criminalità organizzata. E’ necessario dare una risposta seria ed univoca a questa situazione che non è di un Paese civile e incide con ricadute negative su tutti i settori, frenando lo sviluppo. Possiamo farlo con un’azione normativa di carattere generale che preveda anche il raccordo tra settore pubblico e settore privato per recuperare i ritardi accumulati e promuovere formazione ed informazione”.
Il riferimento è alla “legge Galli” (legge n. 36/1994) con la quale è stato avviato in Italia un profondo processo di riorganizzazione e modernizzazione del settore idrico, reso scarsamente efficiente dall’estrema frammentazione degli operatori, che impediva la realizzazione di una gestione efficiente di tipo industriale, determinando una disomogeneità degli standard qualitativi del servizio.
Per fare fronte a questa situazione, la legge assegna alle autorità regionali e locali la riorganizzazione dei servizi di acquedotto e smaltimento attraverso l’integrazione territoriale.
“La legge Galli è un modello che può esserci molto utile – conclude De Luca – Possiamo compiere tutti gli sforzi, sia nel settore pubblico che in quello privato, ma se manca il collegamento normativo, di una legge che definisca procedure e standard omogenei da nord a sud, difficilmente riusciremo ad assicurare al ciclo dei rifiuti una gestione efficiente ed efficace, con l’obiettivo di promuovere legalità, innovazione e sviluppo e nel Paese”.