Gerardo Picardo intervista Aldo Masullo su Stati di nichilismo”

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Il nichilismo che morde la carne dell’Occidente non è più una scandalosa teoria, reazione speculativa ad una scomoda situazione di fatto ma è la stessa situazione di fatto, l’esito patologico della nostra civiltà: “nichilismo reale”. “Non la teoria ma la sua perversa attuazione, proprio come, rispetto alla pura idea del socialismo marxiano, fu detta ‘socialismo reale’ la perversa pratica del socialismo sovietico”, spiega il filosofo Aldo Masullo, che manda in libreria il suo nuovo saggio, ‘Stati di nichilismo’, Paparo edizioni (Napoli (pp. 128, euro 12,00, www.paparoedizioni.it). Il “nichilismo reale”, sottolinea il docente emerito di Filosofia Morale all’Università di Napoli, “non è l’idea del ridursi di ogni valore a mero fatto, e dell’essere al non essere della radicale instabilità, dunque al nulla. Esso è il fatto stesso di questo sentirsi nulla. Ciò comporta un provvisorio cambio di passo per la filosofia: essa è sempre l’instancabile ricerca del pensiero per ‘salvare’ l’uomo, per restituirgli cioè la coscienza della dignità del suo vivere, mostrandogli ciò che egli è, pur nella sua instabilità. E così più stabilmente radicandolo in lui stesso, nella sua unicità”. Ma, argomenta Masullo, “arrivati noi al punto del nostro effettivo sentirci nulla, al pensiero critico tocca innanzitutto capire cosa è successo alla nostra mente e analizzare il nostro esistere attuale nella complicazione dei suoi elementi, insomma capire lo stato presente della nostra umanità. Capire vuol dire scoprire come stanno le cose, volerne comprendere la verità”. Ora, se il nichilismo teorico, negando l’essere, nega che una verità sia possibile, “l’indagare senza riserve sugli stati di nichilismo della mente nel nostro momento storico è innanzitutto lavorare per tentare, se vi si riesce, di costruire un significato nuovo di ‘verità’, e quindi rendersi di nuovo possibile almeno il porre la domanda sulla verità dell’uomo”. Insomma, rimarca Masullo, “si tratta di scoprire una porta che apra a sentieri condivisibili della ricerca per esplorare i focolai di nichilismo in cui brucia la nostra confusa modernità”. Quando si riduce l’altro alla povertà del mero accadere – è la tesi di Aldo Masullo – la scacchiera dei significati, e il senso stesso che ne è la radice, perdono tutte le loro possibilità. L’avventura seminale della traccia si priva del suo ‘codice’ e della serietà della vita. Ma la volontà di verità e di ‘consenso’ può ritrovare un sentiero per uscire dai recinti della povertà di vedute, facendo riaffacciare sul nostro cammino – anche come metodo – eros e grazia? Masullo, indiscusso protagonista del dibattito filosofico contemporaneo, fin dalle battute iniziali di questo attento viaggio nel cuore della modernità avverte che oggi “il nichilismo non è più tanto un’ardua questione metafisica, quanto piuttosto l’ormai banale condizione dell’uomo. Al nichilismo siamo ormai tutti assuefatti”. Il tragico paradosso del nichilismo sta ormai nel fatto che “il vivente non ha il tempo di vivere”. Infatti vivere è patire il continuo passare del presente, già dileguante in passato, irrevocabile ombra, e già preda dell’incalzante voracità del futuro. Si domanda cosa sia il nichilismo, oggi. “Si può rispondere –spiega il filosofo- se si riflette con la rigorosa onestà dello spirito critico. Le posizioni allora appaiono nel loro preciso disegno. Eraclito, ‘l’oscuro’ sapiente di Efeso tra VII e VI sec. a.C., avverte che la realtà non è un immobile essere, un’eterna identità con sé, ma ciò che ‘discordando si accorda con sé’, ovvero ‘cambiando permane’. Dunque la realtà nella sua massima potenza è la vita, la quale si riconosce non in un astratto essere, ma nel concreto divenire, perciò non in una sterile unità ma in una creativa 2 molteplicità”. L’essere, nella sua unicità, non potrebbe mai avere confronti, sarebbe assoluto. Il divenire, invece, “come molteplicità è un gioco di relazioni tra i molti –rimarca Masullo- ed è pertanto il campo del relativo. Relativismo è riconoscere che la stessa verità si costituisce nella relazione tra i molti centri di vita pensanti. Esso solo, comprendendo la vita della verità, pensa la verità della vita”. “Spesso, invece – fa notare il pensatore partenopeo – la meccanica dell’organizzazione sociale o il suo ossificarsi nella tradizione passiva o l’effettività d’interessi di potere, particolaristici e divisivi, mascherati in ingannevoli idealità, pretendono l’assolutezza della loro ‘verità’: domina così il dogmatismo, l’atteggiamento che nell’arrogante unicità dell’assoluto senza vita dissolve le relazioni tra i molti centri di pensiero, e strumentalizza l’ideale alla materialissima pratica del potere. Il nichilismo è il figlio fallimentare del dogmatismo e lo rovescia nel suo opposto”. Nel nichilismo le relazioni non si dissolvono come nel dogmatismo “ma semplicemente si negano, e i molti centri di vita pensante si riducono a isolati frammenti senza verità e senza vita, ad atomi di forza esposti a ciechi scontri. Viene meno così ogni comunicazione, ogni possibile messa in comune di emozioni e d’idee, di convinzioni e di progetti”. Come si mostra già nel primo saggio del libro, la comunicazione è il circolare d’idee, è pensiero incarnato nel dialogo, è relazione tra soggetti che sostiene le relazione tra gli oggetti. Nel linguaggio dell’ultimo grande moderno, Hegel, il pensiero è mediazione. Per la modernità, che in Hegel perviene al suo maturo culmine, l’eros di Platone, la forza che “sta in mezzo” e unisce le anime, è diventato il “medio”, la potenza dialettica che concretamente lega concetti in astratto separati. “Così –rimarca il pensatore de ‘Il Tempo e la Grazia’- mentre il tempo è l’inarrestabile irrompere della differenza, da noi patito, il pensiero facendosi memoria e attesa, storia e profezia, delitto e rimorso, giudizio e speranza, lega i mille momenti dispersi e all’umano dona la fondamentale condizione del presente come durata”. Ma “oggi la mediazione appare deperita –mette in guardia Masullo- per lo più l’individuo non prova alcun interesse per il suo prossimo. Egli pretende d’essere minuziosamente informato e di conoscere tutti i particolari, gli eventi privati, ma non si occupa di connetterli in un ordine che li spieghi e li renda comunicabili, pubblici. L’uomo dunque è sempre più distante dalla modernità. Non si sa neppur bene come definirlo, se non rimarcandone tale distanza: lo si dica pure ‘postmoderno’ o ‘ipermoderno’. Per l’individuo del nostro tempo non v’è mediazione tra il desiderio e il suo soddisfacimento: egli vuole tutto e subito. Una volta destituita la mediazione e reso perciò inattivo il giudizio che giustifica o nega la giustificazione, al motto del vecchio nichilismo teorizzante, secondo cui ‘nulla è vero, dunque tutto è giustificato’, si sostituisce l’inverso: ‘Tutto è giustificato, dunque nulla è vero’. Tramontata la funzione del giudizio, che media confrontando il fatto con la regola, trionfa l’immediatezza del fatto”. Non diversamente dalla mediazione nell’agire viene meno la mediazione nel patire: “Il sempre più rapido proliferare delle immagini del possibile in una ‘fantasmagoria’, ubriaca il desiderio e toglie respiro all’esistere, non consente sosta tra il passato e il futuro, non lascia tempo per stare nel presente. Ancor più radicalmente del ‘reale’ naturale, il ‘virtuale’ introdotto dall’illimitato calcolare esalta l’istantaneità ed esclude la durata, moltiplica le eccitazioni e riduce la riflessione”. Masullo, il pensatore della paticità, n queste pagine rimarca: “Il delirio nelle cui spire il senso del vivere rinnega se stesso e precipita nel patire della insensatezza, questo è il male”. Il “nichilismo reale”, conclude il filosofo, “è uno stato patologico della società in cui, invece che a suscitare con- sensi, accordi di forti sensi vissuti, armonie di pensieri, tra le molte e preziose diversità soggettive, si tende ad ammucchiare le esistenze come indifferenti frantumi in una compattata gregalità. Così, sotto l’aspetto del conformismo di massa maturano la violenza del “totalitario dissenso”, l’inimicizia assoluta, l’insensatezza del male”.

E’ l’intervista effettuata dal collega Gerardo Picardo dell’AdnKronos.

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