![]()
La diffida della Questura
La questura aveva subito fatto sapere che qualora fossero state esposte le magliette, striscioni o qualsiasi altro elemento dai contenuti «offensivi o intolleranti che incitano alla violenza», la partita Napoli-Cagliari non sarebbe cominciata o sarebbe stata sospesa. «I tifosi che indosseranno la t-shirt con scritto Speziale libero saranno individuati e sottoposti a Daspo», aveva promesso Alfano. All’ingresso dello stadio sono stati disposti controlli molto accurati sull’abbigliamento dei tifosi. Gli spettatori sono stati invitati a mostrare le magliette sotto i maglioni o altri indumenti. Secondo quanto si è appreso, la promessa degli ultras non è stata mantenuta. Solo tre i casi segnalati. Complimenti al controllo delle magliette sono arrivati dal deputato Emanuele Fiano (Pd). «Serve sicuramente – spiega – mano dura per escludere dal mondo dello sport tutte le inaccettabili manifestazioni di violenza e di inciviltà e qualsiasi legame con il mondo della criminalità». Soddisfatto anche Felice Romano, segretario del sindacato di polizia Siulp. «La risposta ferma e decisa da parte dello Stato a chi utilizza lo stadio come luogo per dare sfogo alla propria violenza – osserva – è l’unica possibile per salvaguardare lo sport ma anche l’autorevolezza dello Stato e di chi lo rappresenta».
L’appello della vedova Raciti
La vittima – “Speziale libero” era la scritta sulla maglietta di Gennaro De Tommaso . Speziale è il tifoso catanese condannato per l’omicidio dell’agente Filippo Raciti nel 2007 durante un derby Catania- Palermo. La vedova del poliziotto ucciso, Marisa Grasso, aveva annunciato che se il gesto-provocazione della maglietta fosse stato ripetuto, avrebbe chiesto la sospensione della partita. «È una vergogna, sentire anche questo», aveva affermato Marisa Grasso a «24 Mattino» su Radio 24 a proposito della possibile emulazione di Genny ‘a carogna. «A questa notizia dovrebbe dare una risposta il presidente del Consiglio… Chiudete, non fate giocare, basta. Uno Stato forte prende delle misure forti, non è essenziale una partita di calcio, se ne può fare anche a meno. Ognuno sta a casa sua e si evitano problemi, vabbé c’è una perdita economica ma non è colpa mia. Un lavoro non può creare così tanti problemi, il lavoro deve rendere a una persona dignità perché porta onestamente a casa i soldi, ma alcuni lavori tolgono serenità a chi dovrebbe svolgere un servizio che dovrebbe garantire sicurezza ai cittadini. Questa delle magliette, invece, è la risposta che incassa lo Stato».corriere.it