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Gargani replica a Mancino sul ddl sulla sicurezza

Avellino – A pochi anni dalla legge sull’indulto, tornano a riempirsi gli Istituti Penitenziari del nostro Paese tanto da presumere entro la fine dell’anno l’implosione delle carceri. Nei primi quattro mesi del 2008, il numero di detenuti è aumentato di 400mila unità, l’8 per cento in più rispetto al 2007, inoltre a causa del sovraffollamento si sta generando una situazione di violenza ai danni del Corpo di Polizia Penitenziaria. In virtù quindi di una situazione che rischia il collasso i Giovani Penalisti Irpini in collaborazione con l’UIL-PA hanno organizzato un convegno per affrontare la drammatica situazione che interessa gli Istituti penitenziari italiani. L’incontro ha visto la partecipazione dell’onorevole Giuseppe Gargani, Presidente della Commissione Giuridica Parlamento europeo, Edoardo Volino Presidente Del Consiglio dell’ordine degli Avvocati Di Avellino, Luigi Petrillo Presidente della Camera Penale di Avellino, Gerardo Di Martino, Presidente dell’Associazione Giovani Penalisti Irpini, Eugenio Sarno, Segretario Generale UIL PA- Penitenziari, Ettore Ferrara, Capo Del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Angelica Di Giovanni, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Napoli, Fillippo Ascierto, Componente della Commissione Difesa alla Camera dei Deputati, e infine Federico Palomba, Vice Presidente della Commissione Giustizia Camera dei Deputati. Era prevista anche la partecipazione del Ministro Della Giustizia, Angelino Alfano, ma a fronte della querelle che si sta consumando nei Palazzi della Capitale tra CSM e Governo sull’emendamento “Salva Premier” è stato impossibilitato a prendere parte all’evento.
La diatriba che si sta sviluppando tra magistratura e politica in merito al decreto legge che prevede la sospensione dei processi per i reati commessi entro il 2002 con pena inferiore ai 10 anni è stata al centro del dibattito di questo pomeriggio: “In Europa – ha spiegato l’onorevole Gargani – si guarda all’Italia con grande scetticismo a causa di questa contrapposizione che si è venuta a creare tra magistratura e politica. Ma nel momento in cui la magistratura irrompe nella politica e si permette di esprimere giudizi in merito all’anticostituzionalità della norma che sospende i processi svilisce il suo ruolo e perde credibilità. Anche il CSM – ha aggiunto l’onorevole – è andato ben oltre il suo ruolo. Il sistema giuridico italiano è armonico e prevede che le leggi siano approvate in Parlamento e poi firmate dal Capo dello Stato, per questo motivo non comprendo perché Mancino, persona che stimo, si permette di dire cos’è costituzionale e cosa non lo è”. Chiuso l’argomento il Presidente Gargani è entrato nel merito della questione al centro del convegno di oggi: “Il problema carceri è stato trascurato non solo dai governi di centro sinistra, ma anche dai cinque anni di governo Berlusconi a causa principalmente della necessità di rivedere l’ordinamento giudiziario che interessa in particolare la magistratura. Credo che a questo punto sia arrivato il momento di approfondire seriamente il problema attraverso una politica che tenga conto della funzione rieducativa della pena. La certezza della pena – ha concluso il Presidente Gargani – è una cosa seria, se si sapesse il modo in cui viene scontata e quali sono le caratteristiche di coloro da rieducare, credo che si potrebbe contribuire a diminuire il problema”. Polemico nei confronti del nuovo Governo è apparso il segretario generale UIL-PA penitenziari che con un intervento molto appassionato ha ricordato che negli Istituti Penitenziari vivono non solo i detenuti, ma anche il Corpo di Polizia Penitenziaria sempre più spesso lasciato in balia di se stesso. “In tre mesi il corpo di polizia Penitenziaria – ha esordito Eugenio Sarno – ha riscontrato 62 feriti per aggressioni subite dai detenuti. E’ un dato allarmante del quale si parla poco. Il sistema carceri non interessa soltanto i detenuti ma anche il Corpo di Polizia che nel 2008 gira ancora tra i corridoi delle carceri con mazzi di chiavi da 3 chili! Come può il Ministro Brunetta parlarmi di innovazione tecnologica e privatizzazione delle carceri? Noi sindacati siamo pronti ad aprirci alla politica, ma sempre nel rispetto del diritto, per questo non possiamo tollerare il fatto che esista ancora la legge Simeone che permette ai condannati in via definitiva di non andare in carcere. Modifichiamo la Gozzini – ha concluso Sarno – e non dimentichiamoci della legge Simeone!”. Intanto, mentre le parole si susseguono, sempre più detenuti e sempre meno agenti affollano quel mondo oltre le sbarre di cui tanti parlano, ma i cui pochi si occupano concretamente. (di Rosa Iandiorio)

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