Ganapini: “L’Arpac era un feudo. Adesso costruiremo la vera agenzia”

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Altro che Agenzia Ambientale, l’Arpac era un feudo politico. 42 milioni di euro l’anno (di cui 34 dall’Assessorato Regionale alla Sanità e 8 dall’Ambiente), laboratori costruiti e mai utilizzati, un lavoro tecnico qualitativamente molto scarso. “Mi sono accorto subito che l’Arpac non offriva criteri di indipendenza e terzietà”. L’assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini, (già presidente dell’Agenzia Nazionale dell’Ambiente) in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, ci va giù pesante e conferma i sospetti già sollevati nel marzo del 2008, quando, appena nominato, annunciò linea dura nei confronti dell’agenzia regionale.

Perplessità sulla trasparenza e sulla competenza dell’Arpac, Ganapini le aveva infatti già sollevate mesi fa. “Dalle poche carte che mi sono ritrovato tra le mani si evinceva che i criteri che rendono utile un agenzia (indipendenza, terzietà e competenza, ndr) in Campania erano elusi”. Ganapini parla di una “gestione peculiare, di una repubblica autorefenziale” che male valorizza le strumentazioni esistenti (come un laboratorio di Agnano destinato ad analizzare la presenza di diossina in realtà mai utilizzato).

Ma soprattutto alza il velo suicosti dell’Agenzia: “Ero molto preoccupato di come venisse valutato e formalizzato il budget dell’Arpac. Nel senso che c’erano commesse ma a me risultava che con il contributo della Regione si riuscisse a malapena a pagare solo i dipendenti. L’Arpac costa in tutto 42 milioni di euro l’anno di cui 34 dalla Sanità e 8 dall’Ambiente. La spesa per i soli stipendi oggi ammonta a 43,5 milioni”. Per cui, dato che con i soldi regionali a stento si riusciva a coprire le spese per gli stipendi, resta il ragionevole dubbio di dove si trovassero i soldi per le analisi. “E’ ciò che sta ricostruendo il nuovo direttore amministrativo. Ora con il cambio dei vertici costruiremo l’Agenzia di cui la Campania ha bisogno per il proprio progetto di sviluppo sostenibile”.

Ganapini, che di recente ha visitato la sede Arpac di Avellino, si è detto esterrefatto per il trattamento riservato ai dipendenti. “Ad Avellino ho visto tecnici bravi mortificati, costretti a lavorare in condizioni tali da costringere gli enti preposti a non rinnovare la certificazione a quel laboratorio, nonostante l’alta e comprovata qualità di quel personale”.

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