Nusco – Trasferimento acque: l’Irpinia caccia le unghie. Gli avvocati Maurizio Balletta e Alessio Petretti, su mandato del Presidente del Parco Regionale dei Monti Picentini, il geologo Sabino Aquino, hanno notificato ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche per ottenere l’annullamento previa sospensione del bando di gara del Commissario Straordinario Roberto Sabatelli relativo all’appalto della galleria “Pavoncelli – Bis”, opera destinata al trasferimento delle acque Irpine in Puglia. “Un atto obbligato – precisa Aquino – che deriva dalla funzione istituzionale che rivesto in materia di conservazione della natura. La realizzazione di un’opera così imponente, senza il supporto di uno studio di impatto ambientale, inciderebbe con pesanti risvolti sull’attuale equilibrio idrogeologico degli acquiferi presenti all’interno del comprensorio del Parco”. E la valutazione di impatto ambientale, per un’opera come la Pavoncelli – Bis, che interessa un’area protetta, costituisce l’elemento fondamentale della progettazione (attraverso la quale si evincerebbero eventuali danni all’ambiente) prevista dalle normative del settore (concetti di pianificazione e programmazione alla scala di bacino, come sancito dalla Legge 183/8). Ma c’è di più. Il ricorso al Tribunale romano (che verrà inoltrato anche alla Comunità Europea al fine di osservare tutte le norme comunitarie per la realizzazione di un’opera che interessa un’area protetta) parte dal presupposto che il Parco Regionale dei Monti Picentini è costituito da un esteso ed articolato sistema montuoso che accoglie una cospicua circolazione idrica sotterranea… “tanto da far ritenere il sistema montuoso il più importante bacino imbrifero dell’intero Appennino Meridionale”. Una risorsa naturale sottoposta ad un prelievo eccessivo. “Sopperisce – continua Aquino – al fabbisogno idropotabile di ben tre regioni del Meridione d’Italia: Campania, Puglia e Basilicata. Eventuali ulteriori e non sostenibili trasferimenti delle fonti idriche, sconvolgerebbero non solo l’ecosistema del Parco, ma danneggerebbero irreversibilmente interi bacini idrografici anche esterni all’area protetta”. E il pericolo depauperamento resta l’emergenza principale. Due le cause dell’impoverimento delle risorse idriche: naturali (minore alimentazione degli acquiferi e/o degli invasi, dovuta a diminuzione degli afflussi meteorici) e antropiche (come nel caso della progettata opera, per emungimenti e captazioni di sorgenti superiori ai quantitativi idrici di alimentazione; decadimento della quantità delle acque, a cui segue necessariamente una minore disponibilità di risorsa idrica). “I corsi d’acqua degli interi bacini idrografici dei Fiumi Sele e Calore – conclude il Presidente dell’Ente Parco – sarebbero privati del “minimo deflusso vitale” che è imposto dalle vigenti normative in materia (D.Lgs 12 luglio 1993 n. 275 – artt. 3 e 17 della L. 36/94 – artt. 22 e 23 D. Legs. 152/99 ecc..). E’ pertanto necessario tener conto del “Bilancio idrico” complessivo tra il fabbisogno, i prelievi possibili e la risorsa disponibile”. Insomma Aquino annuncia battaglia e lo fa in nome delle acque irpine.
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