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Galasso risponde a Iermano: “La modestia è compagna del sapere”

Avellino – Dopo l’intervento dell’ex assessore Toni Iermano, pubblicato su un noto quotidiano locale (Il Corriere) dal titolo “Occorre un atto di eutanasia”, arriva la replica del sindaco di Avellino. Questo il testo della missiva indirizzata al direttore del quotidiano e firmata da Giuseppe Galasso.

Egregio direttore,
rivolgersi a chi si è sottoposto al Giuramento di Ippocrate invocando l’eutanasia è come voler costringere un artista a disconoscere una sua opera. Un atto di cui sarebbe capace solo chi non crede nelle sue idee, nella forza della sua azione, nelle sue capacità.

Non si può, poi, non ricordare, soprattutto a chi pretende di essere un attento linguista, che l’eutanasia è una pratica che può essere invocata, per se stesso, solo dal malato terminale. Quando il suggerimento a ricorrere ad essa arriva dall’esterno è più corretto parlare di suicidio assistito. E poiché non è mia intenzione “suicidare” questa città, tanto meno con ”l’assistenza” di chi ha avuto l’occasione di dimostrare il proprio valore di amministratore abbandonando il campo, preferisco non cogliere certi inviti.

Rileggendo quanto sostiene Iermano, e facendo un esercizio di memoria, rischia di tornare alla mente una frase di Francesco De Sanctis: “la palude non era solo nel territorio, era nel cervello”.

Da chi ha lasciato la Giunta per motivazioni strettamente personali, non ci si può aspettare una critica tanto pungente, che sfocia quasi in quella rabbia nostalgica di chi ha perso il suo tanto caro pulpito e non aspetta altro che una platea, si spera più numerosa, da indottrinare.

Il professore Iermano si ritrova, pur di lanciare strali contro un sindaco da lui pure più volte sostenuto con notevole veemenza, a bocciare scelte da lui stesso approvate in sede di Giunta: le grandi scelte urbanistiche, dal sottopasso di piazza Kennedy fino a via Zigarelli, sono state decise anche con il suo convinto contributo.

A meno che la sua presenza in Giunta non era solo fisica ed il suo “si” una mera litania.

Oggi Iermano vorrebbe ritornare clamorosamente sui suoi passi, gettando fango sulle scelte da lui stesso sostenute, dimenticando che non è più amministratore di questa città e illudendosi che la città si sia devastata a causa della sua assenza motivata da scelte, a suo dire, personali.

Mi chiedo se è delirio di onniscienza il fatto che Iermano pretenda persino di sostituirsi ai funzionari comunali o agli organi di controllo, chiedendo che vengano verificate le scelte politiche compiute dal sindaco. La revoca o il reintegro di un assessore fanno parte, come lui dovrebbe sapere, di atti che rientrano a pieno diritto nella dialettica politica.

Inviterei a rileggere o a farsi rileggere con attenzione l’art. 48 comma 6 dello Statuto comunale, ad interpretarlo correttamente o a farselo spiegare da qualcuno. Solo così può attribuire il termine di “atto bizzarro” a chi a tale esercizio, durante il suo assessorato, ha fatto spesso ricorso, costringendomi a recuperare personalmente rapporti con cittadini e rappresentanti di associazioni e, non ultimo, con i suoi colleghi di Giunta.

Poiché non è mia intenzione, in questa sede, tediare il lettore andando a confutare, parola per parola, le elucubrazioni di Iermano, mi limito a ricordare, a lui esperto desanctisiano, affinchè ne faccia tesoro, quanto sosteneva il nostro illustre conterraneo: “la semplicità è compagna della verità come la modestia lo è del sapere”.

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