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Furbetto dei passaggi al casello assolto: non era stato identificato

AVELLINO- Un quarantacinquenne avellinese era stato tratto a giudizio per il delitto di insolvenza fraudolenta in quanto, secondo l’accusa, postosi alla guida del suo motociclo, avrebbe varcato per ben 23 volte, nel giro di un anno, i caselli autostradali di Avellino e Nola, senza pagare il corrispettivo pedaggio, attraverso lo stratagemma consistito nell’accodarsi di volta in volta al veicolo che lo precedeva e riuscendo a transitare prima che la sbarra chiudi pista si abbassasse.

Tale condotta fraudolenta non era passata inosservata alla società Autostrade che, attraverso le telecamere di sorveglianza posizionate nell’immediatezza dei caselli, era riuscita ad identificare la targa ed il modello del motociclo.
Proprio sulla base del report della società di Autostrade era nato il deferimento a carico del motociclista che, pertanto, si è ritrovato sotto processo dinanzi al Tribunale di Nola.
Secondo il Pubblico Ministero la prova video e la formale intestazione del motociclo all’imputato rappresentavano elementi inconfutabili di accertamento della colpevolezza dell’imputato, tanto da ottenerne il rinvio a giudizio e da chiederne la condanna a conclusione del dibattimento, celebrato attraverso anche la testimonianza dei Carabinieri che avevano condotto le indagini e di diversi esponenti della società autostrade, costituita parte civile per il risarcimento del danno, che avevano seguito l’iter di accertamento dei passaggi fraudolenti.

Tuttavia, il Giudice Monocratico del Tribunale di Nola, dott.ssa Antonia Ardolino, in totale accoglimento della tesi difensiva sostenuta dai difensori dell’imputato, gli avvocati Stefano Vozella e Armando Della Pia, ha assolto il motociclista per non aver commesso il fatto.
In particolare, gli avvocati Stefano Vozella e Armando Della Pia hanno sostenuto che, nel rispetto del principio della personalità della responsabilità penale di cui all’art. 27 della Costituzione e della necessità che la stessa sia affermata al di là di ogni ragionevole dubbio, la qualità di proprietario del motociclo, in assenza di qualsiasi elemento idoneo alla esatta identificazione del conducente, non fosse sufficiente per pronunciare la condanna dell’imputato. Evidentemente, questa tesi difensiva ha convinto il Giudice che ha mandato assolto l’imputato per non aver commesso il fatto.

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