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FT/ L’analisi. La Sidigas ritrova il sorriso: adesso calma e gesso

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Avellino – Calma e gesso perché adesso viene il bello. I risultati maturati nell’ultimo turno sorridono alla Scandone Avellino, ritornata alla vittoria dopo cinque sconfitte consecutive. I playoff sono ora lontani solo due punti viste le sconfitte maturate da Reggio Emilia (con Cremona) e Caserta (con Bologna, prossima avversaria dei lupi al Del Mauro). La prima di sei finali è stata vinta, con merito e soprattutto con trasporto ed entusiasmo, elementi che erano mancati da troppo tempo dalle parti di contrada Zoccolari. Sarà stata la bella e assolata giornata di fine marzo, sarà stata la festa che hanno offerto insieme i tifosi biancoverdi e oro granata sugli spalti, ma in casa Scandone si è ritornati a sorridere finalmente. Ed è questo ciò che conta. Perché di qui alla fine conterà solo restare sereni e giocarsi gara dopo gara le chance rimaste per l’accesso ai playoff. Il calendario in teoria pure sorride ad Avellino che dovrà giocare altre tre volte in casa nelle ultime cinque. Insomma, senza fare pronostici o divinazioni, il futuro della Scandone passerà esclusivamente dalle mani di Lakovic e compagni.

ACHARA E GOLDWIRE – C’era tanta curiosità contro Venezia per i due nuovi in campo, Achara e Goldwire. Il loro impatto (statistiche a parte) è stato senza dubbio positivo e, così come ha precisato anche coach Markovski in sala stampa, senza i due nuovi Avellino non avrebbe mai vinto. In particolare Goldwire era il giocatore che realmente mancava al pacchetto degli esterni avellinesi: è un duro, contro i lagunari c’ha messo tanta energia, le sue penetrazioni nel pitturato hanno creato spazi e linee di passaggio che prima erano una rarità, ha tirato tanto (solo 2/9 dal campo ma a Jesi prendeva anche il doppio dei tiri) ma è chiaro che aveva ed ha la scusante dell’esordio in A.
Anche lo scozzese Achara ha avuto un ottimo impatto, con rimbalzi, esperienza e intimidazione. La novità è che oggi Vitucci ha una panchina degna di tale nome e dovrà gestirla nel migliore dei modi, provando anche a recuperare Je’Kel Foster (il cui contributo, per stessa ammissione dell’allenatore veneto, non è mai arrivato).

Bene il quintetto che comunque ha portato a casa il 94% dei punti fatti con Thomas eccezionale e Cavaliero “mvp ombra” con 22 punti e tanto lavoro sporco portato in difesa sui vari Vitali, Vujacic e Giachetti. Sorrisi per tutti (ma preoccupano le condizioni del bicipite femorale di Jaka Lakovic), dunque. La squadra di Vitucci ha lanciato un segnale davvero forte: siamo vivi, abbiamo vinto giocando come da tempo non si vedeva, stiamo facendo di tutto per uscire dalla burrasca che imperversava fino a pochi giorni fa e i frutti ora cominciano a vedersi.

CALMA E GESSO – Verrebbe da lasciarsi andare a espressioni di giubilo dopo la ritrovata vittoria che riavvicina timidamente Avellino a quel treno che può valere i playoff, ma guai a perdere il senso della misura. Anche perché l’impegno con la Virtus Bologna di domenica può nascondere sempre delle insidie (ritornano ad Avellino gli ex Valli, Ebi e Hardy) e soprattutto, al turno successivo, l’asticella si alza ancora, visto che si va in casa di Brindisi.

Antonio Pirolo
@antopirolo

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