Figure molto differenti a confronto hanno animato il dibattito “Giovani e Politica, quale futuro per la nostra generazione?”, promosso dal movimento giovanile “Cambiamenti”.
Da un lato, giovani 20enni della provincia irpina che da poco iniziano ad affacciarsi alla vita politica, dall’altro gli onorevoli Ciriaco e Giuseppe De Mita. Parole chiave della giornata: partecipazione e dialogo, ma secondo prospettive diverse.
I numerosi interventi dei ragazzi di Cambiamenti, hanno evidenziato, a più riprese, discorsi che rimarcavano l’assenza di un vero coinvolgimento da parte della politica nei confronti dei giovani, piuttosto la tendenza ad utilizzarli come slogan per accaparrarsi una fetta di elettorato. A gran voce hanno rivendicato il diritto di essere ascoltati per dare nuova dignità alla politica, in quanto parte integrante di un rinnovamento. “Dalla discussione di oggi – ha dichiarato l’onorevole Giuseppe De Mita – emergono aspetti positivi soprattutto dal punto di vista metodologico. Ho visto tanti ragazzi che hanno voluto prendere la parola nel tentativo di recuperare una condizione di soggettività, in una maniera non strumentale. Ci ponete un problema, anche in riferimento allo spirito che ci ha animato nel 2008. Avendo accettato la logica dello scontro, anche noi, piuttosto che far crescere la qualità politica, abbiamo fatto, invece, crescere le ambizioni personali, smarrendo le ragioni di quella stagione”.
“Oggi – ha continuato De Mita – dovremmo uscire dalla posizione conflittuale tra le giovani generazioni e quelle precedenti. L’errore della politica nei decenni scorsi è stato quello di rincorrere la tutela di tutto e tutti, senza fare gerarchia. Oggi non possiamo immaginare che i diritti conquistati vengano compressi, ma è necessario che siano tutelati esclusivamente nella dimensione effettiva del bisogno. E questo esige un ricongiungimento generazionale”.
La diagnosi di De Mita junior non ha, però, convinto lo zio: “Ho il dovere di dirlo – esordisce De Mita senior – le parole di Giuseppe sono cose vere, che di solito dicono gli analisti, gli scienziati, gli economisti, però sono cose inutili. La scienza economica spiega le cause quando i fatti sono accaduti; mai uno scienziato mi ha spiegato come andare avanti quando sono stato Presidente del Consiglio”.
Secondo l’eurodeputato i giovani vanno presi per mano, vanno accompagnati nel loro cammino restituendogli la fiducia in se stessi e la speranza di credere nel futuro, così come accadde a lui quando studente inesperto, ebbe la fortuna di incontrare un professore che alla accondiscendenza dei molti, preferì rivolgersi al pensiero divergente: “Ho la sensazione che i giovani capiscano le cose, ma non hanno le parole per esprimerle, così come me, quando studente alla Cattolica, avevo intuito l’argomento ma facevo fatica a spiegarlo, per fortuna il mio professore di storia, rispetto a tutti i compagni che abbracciavano la tesi prevalente, mi prese per mano e mi chiese di spiegare con parole mie quello che volevo dire. Questo Giuseppe non l’ha fatto. C’è la tendenza diffusa ad agire come i medici che non riescono ad affrontare la difficoltà della malattia, registrano la propria impotenza ed invocano come nelle antiche civiltà gli déi che non si conoscono”.
E’ dunque Ciriaco De Mita il vero “rottamatore” della serata, capace di individuare soluzioni, non rimarcando un passato che non c’è più, ma guardando al presente per costruire il futuro: “Tutti i discorsi che facciamo sono all’interno di un mondo che non esiste – aggiunge – siamo in presenza di una realtà che va organizzata secondo le novità che incalzano, non secondo i ricordi dei nostri genitori, o nonni. Abbiamo un’opportunità che non va sprecata, ma quelli più grandi di noi ritengono che è un mondo che dobbiamo recuperare e non capiscono che un mondo concluso. Voi, viceversa, dovete avere la consapevolezza che siete i veri protagonisti della costituzione del nuovo mondo e non lasciatevi mai abbagliare dalle difficoltà. La politica è proprio la consapevolezza di uno strumento che ci aiuta ad uscire dalle difficoltà”. (di Rosa Iandiorio)