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Frigento – Progetto Paleoirpinia: i primi risultati

Frigento – L’aria è quella ricca di emozione e la tradiscono soprattutto coloro che hanno partecipato alla seconda campagna di ricerche, appena conclusa, sui più antichi abitatori dell’Irpinia.
Domenica scorsa presso la country house “La Ginestra” di Frigento sono stati presentati i primi risultati.
Come la prima, avvenuta nel 2006, anche questa seconda campagna è stata centrata sui fianchi della collina di Frigento, e in particolare sul versante est (o di Castelluccio), dove sono stati aperti con mezzo meccanico e a mano tre sondaggi profondi fino a sei metri.
Tutto iniziò qualche anno fa della passione del professore frigentino Salvatore Forgiane, che in seguito a numerosi rinvenimenti capì l’importanza del sito e la necessità di approfondire gli studi e gli scavi. Successivamente, grazie ad un vero e proprio contagio di entusiasmo, si è giunti ad un serio percorso scientifico.
Il progetto di ricerca è promosso e coordinato dalla Cattedra di antropologia dell’Università di Napoli Federico II e vede la collaborazione dell’Osservatorio Vesuviano (Napoli) e dell’Istituto di Geologia ambientale del Consiglio Nazionale delle ricerche (Roma), nonché il sostegno della Provincia di Avellino, del Comune di Frigento guidato da Luigi Famiglietti e quello logistico-tecnico della Comunità Montana dell’Ufita presieduta da Giuseppe Solimine.
Francesco Fedele, professore di Antropologia presso la Federico II di Napoli, sintetizza così i lavori: “In due anni si è riusciti a riportare in luce, in modo ordinato e sistematico, gli ultimi 110 mila-130 mila anni di storia del paesaggio e dell’uomo. Il progetto riserva speciale attenzione all’umanità dell’antica Età della Pietra, o età paleolitica, vale a dire dalle origini fino a circa 10 mila anni fa. Ciò permetterà in futuro di esaminare in modo approfondito singoli capitoli di questa lunga storia. Capitoli ancora più antichi della presenza dell’uomo nella nostra regione attendono scoperta e studio. La novità e la specialità del progetto consistono proprio in questo: il combinare per la prima volta le più moderne tecniche di studio delle testimonianze racchiuse nei sedimenti, nei suoli fossili, nelle ceneri vulcaniche o “tefra”, e nei manufatti di pietra scheggiata dell’uomo paleolitico”.
Proprio la presenza di questa pietra particolare, ormai definita “pietra di Frigento” dopo gli studi recenti, potrebbe aver fatto del luogo, dove ora sorge il comune irpino, una delle poche zone dell’Appennino meridionale sistematicamente frequentate fin dal paleolitico. Pur non essendo migliore di altri tipi di rocce, questa pietra particolare si trovava in forme belle e pronte per l’utilizzo come utensili. Sono stati rinvenuti reperti, infatti, che potrebbero essere stati utilizzati come lame. Ciò dimostrerebbe che l’innovazione tecnologica del periodo paleolitico che si riscontrava in altri luoghi del mondo (Africa e Asia), era presente anche in queste zone interne della Campania. Il professore Salvatore Forgione avanza una proposta, “i più interessanti risultati e reperti dovrebbero essere portati alla fruizione del pubblico, sia nell’ambito del costituendo Museo di Frigento, sia sul terreno, sotto forma di aree o itinerari attrezzati. Nel Museo dovrebbero affluire tutti i reperti che si potrebbero recuperare allargando le ricerche alle zone limitrofe dell’Ufita e oltre. Insomma, un centro provinciale specialistico, ecco il senso pieno del Progetto Paleoirpinia. Sull’esempio di altre realtà, si proporrebbero itinerari didattici per imparare a leggere il territorio”.

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