Franceschini: “Alla Regione un leader che sbatta i pugni sul tavolo”

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Avellino – Regionali: una campagna elettorale sostanziale. Il 28 e 29 marzo si sceglie la persona a cui affidare le ultime possibilità di riscatto della Campania e del Mezzogiorno. “Di mezzo c’è il destino del nostro paese”.
Dario Franceschini, capogruppo alla Camera del Partito Democratico – oggi ad Avellino con i 5 candidati alle elezioni Grassi, Pennetta, Giordano, D’Amelio e Vittoria, e con il senatore Enzo De Luca, il sindaco Pino Galasso e la segretaria provinciale Caterina Lengua – ha voluto ‘svegliare’ dal torpore quel Sud che “ha dato al Pdl il 45%” alle scorse elezioni politiche ed è stato ricambiato con una “ingiusta sottrazione dei Fondi Fas”. “Per ogni problema che necessitava di finanziamenti sono state utilizzate le risorse destinate al Sud”. I Fas, per Franscechini, “sono stati usati come un bancomat. E questo è il primo tradimento del governo verso il mezzogiorno”.
E quale migliore occasione, se non quella fornita dalle elezioni regionali, per determinare un cambiamento di rotta, “uscire dalla rassegnazione” e “cominciare ad alzare la voce”.
“In un paese normale le elezioni sono un momento di confronto per scegliere il tipo di istituzione che ci deve governare. Invece, per la ventesima volta in 15 anni, il tentativo della destra è quello di trasformare la campagna elettorale in un referendum contro Berlusconi. Ed è proprio lui che ci porta lì perché così deconcentra l’attenzione dai veri problemi”.
“Una concezione proprietaria delle istituzioni e una cultura basata sulla regola che il problema personale abbia priorità rispetto ai problemi del paese” non poteva che condurre, inevitabilmente, alla “debacle” registrata in Lazio e Lombardia. “Il decreto salva liste – ha incalzato – dimostra la totale incapacità del Pdl e l’atteggiamento che ha nei confronti delle istituzioni. Si crea una discriminazione nell’uso della legge ed aumenta il divario tra i cittadini normali e i potenti. Aver vinto le elezioni per loro non vuol dire essere chiamati a governare il paese ma diventare padroni delle istituzioni. E con questi esempi il messaggio che viene lanciato al paese è che il più furbo è chi aggira le regole. Chi le rispetta viene travolto”.
Per questo “recuperare le regole” diventa un imperativo, “perché quando si smontano, si smonta la convivenza di un intero paese”.
Franceschini, oltre a sollecitare l’elettorato, è parso incredulo rispetto all’atteggiamento assunto dai cittadini e dall’intera Italia: “Abbiamo perso la capacità di indignarci e l’assuefazione è il male più pericoloso per la democrazia”.
Per tutto questo il Pd ha promosso la manifestazione nazionale, prevista per il 13 marzo a Roma, contro il decreto salva-liste approvato dal Cdm. “Sabato dobbiamo essere tanti perchè abbiamo il dovere di farci sentire. Difendere la costituzione e lo stato di diritto viaggia di pari passo con il fare opposizione”. Franceschini inoltre ‘condanna’ senza appello la politica del centrodestra degli ultimi 15 anni: “Cercate una grande riforma. Non resta nulla, solo annunci senza alcuna conseguenza pratica. E intanto il paese è in difficoltà”.
Una difficoltà resa ancora più amara da una crisi che tocca l’Irpinia come tutto il resto del Paese. Per questo il Pd, attraverso Franceschini, ha promosso l’ipotesi del welfare universale: “Ammortizzatori sociali per tutti coloro – senza alcuna eccezione – che perdono il posto di lavoro. Chi perde l’impiego ha lo Stato che si occupa di lui e non lo lascia in abbandono. Non è una utopia ma la protezione di uno stato che deve smetterla di girare la testa dall’altra parte. Sono già 6 milioni i lavoratori che hanno perso il posto e sono stati abbandonati a se stessi”.
Ma per ottenere risultati occorre, in primis, che il sud abbia un leader in grado di farsi ascoltare e una classe dirigente che “sappia sbattere i pugni sul tavolo”.
E se è vero che investire sul sud è l’unica chiave che ha l’Italia per essere competitiva, allora tocca ad una adeguata classe dirigente saper dimostrare quanto vale il mezzogiorno in termini di potenzialità. E il Pd lo ha detto chiaramente: vuole assumersi questo onere e questo onore.

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