Frana, Galasso: “Basta strumentalizzare,non abbiamo responsabilità”

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Avellino – “Condanno la volontà di colpevolizzare a priori un’amministrazione quando ancora sono in corso delle indagini. Posso accettare la posizione di D’Ercole che ci darebbe la responsabilità anche di una pioggia di cenere ma non posso non sorprendermi per la posizione di Gengaro, perfettamente a conoscenza dei fatti”. E’ in questi termini che il sindaco di Avellino, Pino Galasso, apre la discussione sulla frana che ha interessato l’autostrada A/16. Una conferenza “per rispondere ad una strumentalizzazione politica che non possiamo più accettare”. Arrivano così i chiarimenti del primo cittadino e dell’assessore all’Urbanistica dettati “dall’inesattezza di dati finora forniti dalla controparte”. Per quanto riguarda i fondi interessati, infatti, il Comune non vanta alcun titolo di proprietà. Il fondo sovrastante è di proprietà della società autostrade mentre quello sottostante appartiene ad un privato. A questo si aggiungono altri fattori. “In base a studi effettuati in passato la zona interessata al disastro non è coperta da nessun vincolo idrogeologico che potesse far pensare ad un potenziale rischio”. Ed è l’assessore Rotondi a prendere la parola, con cartografia alla mano relativa non soltanto al nuovo Puc appena approvato ma anche al cosiddetto Cagnardi 1. Non solo. La stessa Autorità di Bacino aveva espresso il suo parere favorevole rispetto a questa previsione del Puc. “Non differisce dal Prg già esaminato – si legge nel documento – se non per modifiche integrative migliorative”. Dunque, se l’amministrazione si pronuncia a propria discolpa lo fa adducendo prove non confutabili. Ma tutto è nelle mani della magistratura. Dal canto suo il team di Piazza del Popolo ha già preso le sue precauzioni. “Abbiamo nominato degli esperti per un ulteriore suffragio alle prove da noi addotte – conclude Galasso – Il Comune non ha alcuna responsabilità e qualora anche la magistratura dovesse darci ragione saremo pronti anche a chiedere un risarcimento dei danni”. (di Manuela Di Pietro)

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