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FOTO/Prove di tregua nel Pd. Santaniello presidente con 52 voti

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Il congresso provinciale del Partito Democratico termina con l’elezione di Roberta Santaniello alla presidenza dell’assemblea dei 100.
Finito il tempo dei veleni e dei “tesseramenti tarocchi”, i protagonisti hanno provato a incanalare l’epilogo di questo percorso congressuale attraverso una direzione condivisa, provando così a siglare una tregua e ricucire una lacerazione profonda sul nome del presidente. Il confronto si è tradotto nell’astensione dei delegati che fanno capo a De Pietro, Ricciardi e Todisco. Unico voto contrario, quello di Emma Lallone. Dunque la Santaniello, giovane ingegnere appartenente alla corrente renziana (non facente capo a Famiglietti ndr), sale alla presidenza con 52 preferenze su 90 presenti aventi diritto al voto.
Approvata all’unanimità la direzione provinciale composta da 40 membri, di cui 22 a De Blasio: Vignola Michele, Cacace Chiara, Ricci Pasquale, Vallone Grazia, Farese Vito, Grassi Vanda, De Stefano Raffaello, Maffei Chiara, Gambardella Bruno, Caronia Rita, Lo Russo Massimo, Di Cecilia Stefania, Rocco Marcello, Amodeo Silvia, Buono Antonio, Ciardiello Tiziana, Tuccia Luigi, Mannese Emiliana, Adiglietti Gerardo, Lanni Lara, Cresta Emilia e Repole Rosanna;
8 a De Pietro: Stella Raffaele, De Lisa Giovanni, De Laurentiis Annarita, D’Argenio Angelo, Chiuso Domenica, Galdo Gerardo e Mazza Marianna;
6 a Ricciardi : Tangredi Stefano, Cillo Fatima, Fazio Giuseppe, Vittoria Franco, Salzarulo Rodolfo e Capozza Gerardo;
4 a Todisco: Bruno Generoso, Bianco Enzo, D’Ascoli Nicola e Ninfadoro Antonio.
Della direzione faranno parte senza diritto di voto i candidati alla segreteria provinciale. Il ruolo del tesoriere spetta ancora una volta a Michelangelo Ciarcia, mentre in commissione di garanzia vanno 7 membri: Paolo Saggese, Emma Lallone, Nicola Santoro, Francesco Iovino, Ottaviano Vistocco, Francesco De Giovanni e Antonio Iannaccone. La scelta del vice segretario dovrebbe cadere su Ivo Capone in quota D’Amelio.

La strada è in salita, unanime da parte di tutti è la volontà di costruire un partito propositivo che sia espressione di tutte le sensibilità. “L’ angoscia, l’ansia della sopravvivenza personale, la tendenza eccessiva a distinguersi usando toni esasperati, è la conferma della paura di non riuscire più a contare come soggetti politici – esordisce De Blasio -. Questo atteggiamento non ce lo possiamo permettere, dobbiamo riconquistare la fiducia attraverso un dibattito sulle questioni e non sulle persone, la mia intenzione e quella della direzione che mi accingo a guidare, è avanzare una proposta caratterizzata da due elementi prevalenti: innovazione e competenze”.

La svolta è arrivata secondo il neosegretario, ma Todisco con tono disincantato riaccende i riflettori sui pacchetti di tessere e sulle innumerevoli denunce di cui siamo stati spettatori in questi giorni: “Non possiamo far finta di nulla, se oggi non usciamo da questo congresso con la consapevolezza che le scene a cui abbiamo dovuto assistere sono state un’ aggressione intollerabile, usciamo da qui più deboli. La tessera segna un’ esistenza, è un atto identitario, non si compra con gli sconti”.

“Dovremmo chiedere tutti scusa e provare un pizzico di vergogna per quanto accaduto – incalza Toni Ricciardi – perché all’improvviso ci siamo risvegliati in un partito non contenibile, ma scalabile. Ora siamo dinanzi una sfida epocale, è finito il tempo di esprimere la propria solidarietà, serve la forza e il coraggio per costruire un partito che arriva un minuto prima sulle questioni offrendo soluzioni possibili. Seppelliamo le asce e offriamo alle comunità soluzioni e non solo solidarietà” .

Anche Franco Vittoria non lascia spazio all’ipocrisia: “Questo gruppone che sosteneva il segretario, ovvero la parte essenziale del Partito Democratico, che significava prima di tutto numeri, piuttosto che una commistione di idee, non ha dato il risultato sperato. Adesso però chiediamoci qual è il modello di partito che vogliamo, un Pd capace di leggere le esigenze, i problemi di un territorio, o un Pd che è una mutazione genetica, un mero comitato elettorale?”

I vincitori della partita promettono che il segretario avrà carta bianca nelle scelte: “Ho detto a De Blasio che aveva il compito di occuparsi lui di trovare le convergenze perchè il segretario deve essere autonomo – chiosa Famiglietti”.

“Carmine sei il segretario di tutti – aggiunge D’Amelio – Da domani rimbocchiamo le maniche ripartendo dalle differenze e affrontiamo i grandi problemi che affliggono questa provincia. Tutto questo dando un ruolo da protagonisti ai delegati che devono dettare le linee programmatiche insieme alla direzione provinciale”.

Al di là degli interventi analoghi a quelli ascoltati nei congressi scorsi, l’equilibrio di questo esecutivo è molto precario se si considera che De Blasio ha 22 delegati espressione di più aree politiche: Famiglietti, De Luca, D’Amelio e Letta. Il primo banco di prova sarà il congresso nazionale, quando dovranno essere compilate le liste a sostegno della candidatura del segretario e le infiltrazioni di esponenti appartenenti ad aree e sensibilità differenti potrebbe iniziare a inquietarsi. Ad unire però gli sponsor di De Blasio c’è Matteo Renzi, anche se resta da capire bene la posizione di D’Amelio e dei Lettiani sul nome del sindaco di Firenze alla guida del partito nazionale. Ma Renzi è un’arma a doppio taglio, il candidato infatti, dovrebbe essere sostenuto da una sola lista, sarà quindi difficile trovare una strategia condivisa per decidere l’ordine dei nomi che la comporranno.
Il nuovo segretario è come un funambolo sospeso su di un cavo teso tra correnti, deve evitare di schiantarsi al suolo. Deve cercare di non precipitare nell’abisso in nome di false verità rassicuranti e dare prova con i fatti che vuole essere interprete di un cambiamento. (di Rosa Iandiorio)

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