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Forum Inews – Galderisi… a tutto campo

Al suo arrivo in Irpinia in pochi avrebbero scommesso su di lui (forse oltre al presidente Marco Pugliese, che lo aveva scelto per risollevare le sorti dei colori biancoverdi, tra gli addetti ai lavori si era in quattro o cinque). Eppure ‘Nanu’ Galderisi, contro tutto e tutti, è riuscito a portare l’Avellino in vetta. Abbattendo ad uno ad uno anche avversari illustri come Perugia, Salernitana, Cavese, Ternana e Sambenedettese. Ottenendo i consensi di una piazza delusa ed amareggiata per la retrocessione. Tra mille difficoltà ha avuto la capacità di risollevare un ambiente sfiduciato. Una avventura la sua iniziata non di certo nel migliore dei modi, con il ‘cuore’ del tifo in contestazione. Contro una proprietà che, nonostante i tanti errori, aveva deciso di non abbandonare la nave. Di dimostrare sin da subito di voler riportare questa città lì dove merita. Nel calcio che conta. Lui che da calciatore ha avuto modo di vivere avventure importanti, di ottenere successi irripetibili (come lo scudetto vinto con il Verona), ha fatto del suo biglietto da visita l’umiltà. E’ stata questa la ‘chiave’ del lupo bello e vincente di questo avvio di stagione. Di una squadra che, nonostante stia guardando tutti dall’alto verso il basso, resta con i piedi per terra. Il ritiro di Gubbio con una rosa da assemblare, con un manipolo di ragazzini, con i dubbi sulla categoria, la vittoria con il Gallipoli tra tante critiche, la scoppola di Ravenna, i due punti di penalizzazione … non hanno abbattuto il condottiero irpino, che ha saputo rialzare sin da subito il bastonato lupo. 14 risultati utili, 5 vittorie di fila, 39 reti siglate, migliore attacco d’Italia dalla A alla C2. Sono questi i numeri di un gruppo che è pronto a riprendersi la cadetteria. Dopo la delusione di un esonero, mai chiarito, quello dello scorso anno a San Benedetto, l’avventura in Irpinia rappresenta l’occasione d’oro. Quella che potrebbe fargli spiccare il volo. E lui sta ripagando in pieno la fiducia concessagli. ‘Nanu’ ha fatto ‘scalo’ nella redazione di Irpinianews per spiegare i motivi della sua scelta. Del perché ha sposato il progetto Avellino e di come ha riportato i lupi alla ribalta.

Cosa l’ha spinta ad accettare la proposta di Marco Pugliese?
“La voglia del presidente di rialzarsi dopo la cocente delusione dovuta alla retrocessione. L’importanza, il calore e la passione di una piazza che aveva vissuto un grosso dramma sportivo. Ringrazio il presidente per avermi dato questa possibilità”.
Pensava di poter essere primo in classifica a questo punto della stagione oppure non lo aveva nemmeno immaginato?
“All’inizio pensavamo di mettere su un gruppo. Su nel ritiro di Gubbio abbiamo iniziato tra tante difficoltà e mille problemi. Non si sapeva ancora in che categoria avremmo giocato. La prima persona che ho incontrato nel mio primo giorno di lavoro è stato Nino (Del Gaudio, storico magazziniere del sodalizio irpino) e nei suoi occhi ho visto la tristezza e la delusione per quella pesante sconfitta calcistica. Ho cercato di creare sin da subito affiatamento tra i ragazzi. Malgrado i problemi dovuti alle incertezze sulla categoria c’era voglia di fare bene e grazie all’unità che si era creata tra quello che io chiamo il “gruppo di Gubbio” sono emersi subito i valori e l’intenzione di riscattare una stagione tormentata”.
E’ riuscito ad inculcare nella mente dei suoi ragazzi un maggior numero di soluzioni ed i risultati sono sempre gli stessi. Insomma un duro lavoro che permette però all’Avellino di essere primo, ma soprattutto imprevedibile. Ha improntato la squadra sull’attacco, facendo del gioco offensivo la sua arma migliore. Che in un campionato come quello di terza serie è cosa più unica che rara. 39 goal siglati fino a questo momento. Un dato impressionante se si pensa che l’Avellino nelle precedenti tre promozioni ha vinto il torneo con 55, 51 e 48 goal siglati…
“Quand’ero giocatore mi hanno insegnato che a fare la differenza tra prendere il palo esterno o segnare… non la fa la sfiga ma la determinazione del giocatore nel calciare in porta. Come ho già detto, il nostro, è un gruppo di grandi valori e non si vince con il singolo, ma con l’aiuto di tutti. Essere propositivi e avere iniziativa, è alla base della mia filosofia. Se credi fortemente in quello che fai, i risultati arrivano, per questo sono necessari forti valori caratteriali e psicologici e grande serietà professionale. Il nostro motto è attaccare difendendosi: spiego sempre ai miei giocatori che ci sono tre quadrati in campo, difesa, centrocampo e attacco. Stare corti ed essere attenti in ogni reparto è fondamentale per l’equilibrio della squadra”.
Lo scorso anno ha lavorato a San Benedetto: quali analogie ci sono tra le due piazze?
“Con tutto il rispetto per San Benedetto Avellino ha un passato diverso, una storia, un blasone che hanno visto protagonista anche nel grande calcio. Da quando sto qui leggo e ascolto il parere della gente. Noto che chi ama questi colori non dice cose insensate e di calcio ne capisce. Per ottenere il massimo è necessario avere maggiore sinergia. Calpestarsi i piedi l’un l’altro non porta da nessuna parte. Questi ragazzi sono riusciti a tirar fuori il lato positivo di un ambiente sofferente”.
Cosa è cambiato dal suo arrivo ad oggi? All’inizio c’era un po’ di scetticismo nei confronti di questa squadra
“C’era indifferenza intorno a noi. Ma soprattutto perplessità sulla proprietà. Ma nel calcio si deve credere in quello che si fa e noi lo stiamo facendo”.
Maglione ha affermato più volte in queste settimane che la squadra non ha raggiunto ancora il massimo della maturità. Cosa manca all’Avellino per divenire grande?
“Il tempo. Il calcio di oggi ha un grande difetto, va troppo veloce. Spesso ci si ritrova costretti a cambiare tutto a causa della confusione in cui imperversa il mondo del pallone. Per riuscire a fare bene ci vuole una programmazione accorta…faccio riferimento a quei valori accennati precedentemente: convinzione, lavoro, fiducia, entusiasmo. Le vittorie della domenica sono frutto di un duro lavoro che inizia il martedì. Con il direttore siamo andati d’accordo sin da subito. È stata sin dall’inizio nostra intenzione portare ad Avellino non delle individualità, ma dei giocatori che potessero sposare il progetto. Niente prime donne.. ma calciatori che lottassero per il gruppo”.
Tra le squadre che fino ad oggi avete affrontato qual è quella che l’ha impressionata di più?
“Sicuramente il Lanciano mi ha fatto una buona impressione. Abbiamo affrontato tante ottime squadre. Questo è un campionato livellato molto verso l’alto. I risultati eclatanti ottenuti contro squadre come Salernitana, Cavese, Perugia, Sambenedettese ad esempio non sono arrivati per caso o per demeriti altrui, ma per la nostra bravura. Se noi vinciamo non vuol dire che le altre siano scarse. Ad esempio lo stesso Di Cecco in settimana mi ha fatto notare come la Sambenedettese dopo aver perso con noi abbia vinto 4-0 in casa”.
Cosa ha significato per un salernitano battere la squadra della propria terra con la casacca dell’Avellino?
“Era la prima volta che affrontavo la Salernitana da allenatore. Da calciatore l’ho fatto due volte. Sono contento soprattutto per i nostri tifosi che considerano questa gara diversa dalle altre. E’ una sfida molto sentita e siamo onorati di essere riusciti a dare una così grande gioia alla nostra gente”.
Come siete riusciti a superare subito lo scotto dei due punti di penalizzazione? Lei ha più volte affermato di non essere d’accordo con l’attuale regolamento…
“E’stata solo la punta dell’ice-berg. Ci sono stati altri guai ancora più grossi. Se penso che solo a quattro giorni dall’inizio dei giochi non sapevamo ancora a quale campionato saremmo stati affiliati, mi vengono i brividi. Abbiamo completato la rosa negli ultimi giorni. Giocatori importanti, quali Rivaldo, De Angelis, Bacis, Di Liso sono arrivati soltanto alla fine. Non è giusto che per errori fatti al di fuori dal rettangolo di gioco debbano pagare i protagonisti. Burocrazia e campo verde sono due cose separate. Le carte non centrano niente con il sudore dei giocatori”.
Lei è stato un grande attaccante. L’Avellino quest’anno può contare su gente del calibro di Grieco-Evacuo-Ascenzi e Biancolino, qualcuno di questi elementi ha qualcosa di Galderisi calciatore: “Vorrei dire Biancolino-Evacuo…ma non è vero. Ho degli ottimi attaccanti che fanno in pieno il loro dovere. Voglio elogiare anche Rivaldo e Tufano che sono calciatori prettamente offensivi. Tutti questi calciatori hanno la giusta cattiveria per raggiungere il massimo. Segnare e portare la squadra al successo”.
In prima squadra ci sono ragazzi del vivaio come Cucciniello e Matarazzo, come è stato il loro inserimento nel gruppo?
“Sicuramente positivo. Credo molto nel vivaio. La Primavera dello scorso anno non la conoscevo, ma so che c’erano degli ottimi giocatori. L’Avellino ha un grande patrimonio. Con loro due c’erano anche altri ragazzi che ho preferito andassero via in modo che potessero crescere. Tipo Gilfone, Ragosta, Varchetta e Verrillo che sto seguendo e stanno facendo molto bene”.
Tralasciando i senatori, quali dei ragazzi arrivati ad Avellino quest’anno l’hanno impressionata di più?
“Gragnaniello e Moresi sicuramente. Di cui sto apprezzando le grandi doti umane. Ma anche Luciani, Sirignano, Ulivi e tanti altri che fino a questo momento hanno trovato poco spazio, ma che io ritengo fondamentali per questo gruppo”.
Piano piano sta rientrando anche la contestazione. Insomma l’ambiente finalmente si sta ricompattando?
“Grazie alle vittorie. Ai miei ragazzi ho inculcato tre cose: rispetto, disciplina ed educazione. Sono concetti fondamentali del nostro spogliatoio. Adesso, dobbiamo cercare di essere tutti uniti ed esserlo ancora di più quando arriveranno i momenti difficili”.
Sabato arriva il Taranto: quali difficoltà potrà presentare questo incontro?
“Penso che insieme a noi in questo momento sia la squadra migliore. Adesso è inutile nasconderci dietro un dito. Siamo in ballo e balliamo. Ma non dimentichiamoci il Ravenna che non ha le nostre stesse pressioni. Lì se si perde non si fanno processi per intere settimane”.
Mister ha avuto modo di lavorare con diversi grandi allenatori: su tutti Trapattoni e Bagnoli. Cosa ha appreso, cosa hanno insegnato al Galderisi allenatore?
“Ho avuto modo di lavorare con tanti campioni ed allenatori bravi. Da tutti ho appreso qualcosa. Con Bagnoli ho ottenuto un risultato unico al mondo. Qualcosa che non accadrà mai più, mentre dal Trap ho ricevuto tanti calci nel sedere. Ogni anno ho fatto mia qualcosa”.
Ha qualche ricordo particolare da calciatore legato alla formazione biancoverde? Quale è stato il difensore irpino che le ha dato maggiori problemi?
“Al Partenio sono venuto a giocare con il Milan, con il Verona, con la Juventus. Non ho mai vinto. Anche con la Nazionale quando abbiamo giocato contro la Germania siamo usciti sconfitti. La mia unica vittoria l’ho ottenuta nel campo B, quando ero nel Vietri Raito vincemmo 3 a 2. Ricordo dei difensori tosti come Giovannone, Beruatto, Cattaneo e Di Somma difficili da superare. Si dice che qui sia dura venire a giocare. Posso dire che noi siamo tra le squadre più corrette del campionato. E per me e per questa società è un grande orgoglio”.
(di Giannattasio-LaRosa-Matarazzo)

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