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Lei è uno dei firmatari del documento di solidarietà al segretario provinciale Vittoria promosso dai dirigenti territoriali dell’Alta Irpinia – Valle Calore – Valle Ufita. Perché avete avvertito l’esigenza di intervenire con questo documento?
“Per dirla tutta e con la dovuta umiltà siamo stati proprio noi, i democratici di Paternopoli insieme a quelli di Montella, a promuovere ed organizzare il documento a sostegno del segretario Vittoria. Ringrazio gli amici che hanno sottoscritto il documento, che vanno da Montella a Sant’Angelo dei Lombardi, da Fontanarosa a Grottaminarda, da Sturno a Cassano Irpino, da Montemarano a Luogosano. Un territorio ben circoscritto che rappresenta più di 50 mila cittadini. Siamo voluti intervenire, senza che alcuno ci avesse sollecitato, perché stanchi dei soliti giochetti che alcuni professionisti della politica periodicamente ripropongono per porre veti e condizioni ad una segreteria provinciale che non li privilegia nel rapporto politico. Certo, nel documento sono state usate parole forti nei confronti dei compagni di partito che si riconoscono nella componente bassoliniana. Il Pd non potrà mai riconoscere alcuna componente interna che si comporti come un partito nel partito, ma riteniamo che la pluralità di voci, di sensibilità e il diverso trascorso politico sia per il Partito democratico un arricchimento e non un limite”.
Si spieghi meglio…
“Personalmente ho creduto alla prospettiva del Partito Democratico, all’aspetto rivoluzionario di questo partito, anche quando in provincia non pochi, ironizzando, ci chiamavano: “quelli del partito democratico”. Questa idea di partito mi sembrava un piccone adatto ad abbattere il muro di un sistema politico basato su un potere oligarchico e gerontocratico sempre più arroccato sui privilegi di casta e lontano dai bisogni della gente. Tre anni fa, fummo i primi in Irpinia, insieme con Franco Maselli e pochi altri a credere in questo nuovo soggetto politico. A quel tempo l’asse di potere De Mita – Bassolino avversò la nostra presenza nella costituente del Pd. Poi, quando i demitiani decisero di uscire dal Pd, fummo gli unici a sciogliere la componente dei Riformisti Coraggiosi, per rimarcare la necessità di sentirci soltanto dei veri democratici. L’uscita di De Mita dal Pd colpì l’immaginario collettivo e dette maggiore credibilità ad un progetto politico di rinnovamento che dichiarava di volersi aprire alla società civile e ai cittadini senza tessera per dar vita a una forza riformista, plurale e democratica. Siamo sempre noi a dover fare i conti con i problemi, a ricercare le soluzioni, a seminare bene per sperare poi di raccogliere consensi per il partito democratico. Le decisioni, quindi, si prendono con i cittadini e con chi rappresenta le cento città irpine e non con una vecchia lobby di potere che al posto delle primarie preferisce il caminetto di Nusco. Se Fierro ed Adiglietti vogliono ricoprire posizioni di preminenza nel Partito Democratico provinciale devono misurarsi con l’elettorato, devono dimostrare di avere i consensi e di godere dell’appoggio della gente. La pacchia di prima è finita, oggi si premia chi raccoglie consensi e chi si spende per il bene comune”.
Forgione, nel parlare della coalizione di centrosinistra non ha fatto alcun cenno a Sinistra Democratica. Li escludete perché non condividono il percorso delle primarie?
Ci sono due modi per studiare e comprendere i fatti. “O partire dallo studio dei massimi sistemi per poi calarsi nel particolare, oppure fare il percorso inverso. Preferisco il secondo modo anche perché in un mondo globalizzato, come quello che stiamo vivendo, l’unica realtà dove un soggetto politico può realmente incidere per migliorare le condizioni generali è la comunità nella quale vive ed opera. Il gruppo dirigente di Sd non può continuare a fare il gioco del tanto peggio tanto meglio e nemmeno può illudersi di sommare i suoi già esigui consensi a quelli di chi rappresenta solo il civismo regressivo, che oggi si allea con l’estrema sinistra mentre ieri si alleava con le forze reazionarie. Quando il voto si polarizzerà potranno tutto al più prendere il 3 percento, ma questo risultato finirà per aggravare ulteriormente la condizione politica di Sd. Speriamo che questa scelta di marginalità, di mera battaglia identitaria e di conservazione non apra la strada alle destre, sarebbe una macchia indelebile per uomini politici come Giordano e Aurisicchio. Ma sono fiducioso e alla fine credo che prevarrà il senso di responsabilità”.