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“Solo una Pubblica amministrazione sana – spiega Di Milia – può dare certezze. Come Provincia abbiamo cercato negli ultimi anni di rinnovare e aggiornare il rapporto con i cittadini e sicuramente ci sono ancora tante cose da fare”. Formazione e meritocrazia sono per Di Milia elementi fondamentali per “progettare il futuro del territorio e delle comunità”. “Con la precedente programmazione – continua – tante cose sono andate bene. Abbiamo coordinato 2 Pit, investito per decine di milioni di euro, recuperato tanti borghi antichi. E chi lo avrebbe detto che a Calitri sarebbero venuti addirittura dall’Inghilterra ad acquistare le case del centro storico… Questi sono segnali importanti e positivi da trasmettere alle popolazioni”. E mentre Di Milia legge nella nuova programmazione l’opportunità del giusto trampolino di lancio per l’entroterra, l’assessore Pennetta si sofferma anche su ciò che i fondi Ue hanno rappresentato per il capoluogo, e cioè il capitolo Pica. Uno strumento di sviluppo molto diverso da quello di cui si poteva usufruire ad esempio con i fondi della ricostruzione: lì c’era il Cipe che elargiva, qui invece si accede al finanziamento dietro la presentazione di un’idea forza integrata, progettata, attuabile. “Un meccanismo che dipende molto dai comportamenti degli amministratori e dei dirigenti”, continua Pennetta. Dunque l’amministrazione cambia ruolo e competenza: non gestisce solo la spesa, ma la pensa, la progetta. Diventa insomma “strumento di servizio per lo sviluppo del territorio”. Il tutto in un’ottica di “cooperazione istituzionale”. La quale, come commenta Pennetta, non è la “tradizione del Mezzogiorno”. Perché lo scenario “è ancora caratterizzato da luci e ombre”. L’assessore di Piazza del Popolo punta il dito in direzione di una “governance multi-level che ha bisogno di tempo per diventare comportamento quotidiano”. Pennetta infine sottolinea che nella catena delle fasi consecutive di richiesta di finanziamento, progettazione e attuazione, la tempistica -almeno per il Mezzogiorno- diventa mano a mano sempre più lenta rispetto alla media europea. Di qui l’invito a “presidiare l’attuazione degli investimenti”. Infine, la precisazione del sindaco Galasso: “La fase 2007-2013 non deve essere letta solo nell’ottica del completamento di quello che è stato iniziato. Ma bisogna dare un significato funzionale alle opere messe in cantiere”. A spiegare come raggiungere l’obiettivo è il Formez che parte subito da un tema: “Come si costruisce una rete di professionalità”. E si apre così il tavolo tecnico, che si sviluppa in tre fasi. Nel suo perdurare si alternano al microfono degli interventi oltre ad esperti in Politiche e Finanziamenti Comunitari anche numerosi responsabili di istituzioni e organizzazioni preposte allo sviluppo: da Silvio Sarno, presidente dell’Unione Industriali, a Pietro Foglia, guida dell’Asi. Ancora Claudio Luongo, consulente Onu, Mario Esti, segretario generale del Comune di Montoro Inferiore, Francesco Saverio Iovine, dirigente del comune di Vico Equense, Osvaldo Cammarota, presidente di “Città del Fare”. Le conclusioni sono state affidate all’assessore regionale Enzo De Luca. (di Antonietta Miceli)