“Da oltre sei mesi le analisi degli istituti specializzati come Svimez e Istat e anche quelle di Bankitalia, forniscono dati preoccupanti se non allarmanti sul Mezzogiorno. Qui la povertà aumenta e la percentuale di disoccupati pure. – annuncia Pietro Foglia, durante il convegno di Napoli dell’Udc – E mentre il Sud soffre e soccombe, si assiste ad una pressoché totale assenza di progetto politico da parte dei due maggiori partiti, impegnati più che altro a discutere di semipresidenzialismo e di primarie, protesi a garantirsi posizioni di potere o a conservarle in vista delle prossime elezioni, senza che nessuno si preoccupi, nel frattempo, anche di offrire una possibile soluzione ai mali del Paese e del Mezzogiorno in particolare.L’Udc, lo hanno detto prima di me il presidente Casini e il segretario Cesa, ha mostrato coraggio nel sostenere il Governo Monti anche nell’assunzione di provvedimenti impopolari, ha mostrato di essere una forza politica che ha alle spalle una solida tradizione culturale, basata su principi non negoziabili, come la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia sociale; una forza politica attenta alle problematiche del Mezzogiorno, nella consapevolezza che il problema del Sud non è un problema di ambito strettamente territoriale, di una parte del Paese, ma rappresenta un problema di tutto il Paese e solo la risoluzione può consentire che ci sia una crescita dell’intero territorio nazionale. Il Sud dovrebbe essere messo nelle condizioni di poter contribuire alla crescita del Pil e invece gli ultimi dati Istat riportano addirittura un segno negativo. Ma come si fa, mi chiedo e vi chiedo, a parlare di sviluppo in un territorio con una percentuale di binari non elettrificati tra le più alte d’Europa e dove ampie aree non sono previste di banda larga? Senza infrastrutture non ci può essere sviluppo. E come si possono creare condizioni ottimali di crescita se gli investimenti pubblici nel Sud sono diminuiti di 10 miliardi all’anno, nel decennio 1998-2008?Vorrei chiudere ricordando lo studio svolto nel 2010 da un illustre economista, Paolo Savona, il quale ha spiegato che la cifra trasferita ogni anno dal Centro Nord al Sud come residuo fiscale, 45 miliardi, finanzia importazioni nette da Sud verso Nord per 62 miliardi e per 13 miliardi dall’estero. Significa che le tasse pagate dal Nord e finite al Sud determinano, alla fine del giro, un vantaggio economico del Nord maggiore delle cifre pagate. Perché il Nord è un’area produttrice e il Sud un’area di consumo, che compra oltre un terzo di tutta la produzione del Nord. E’ con questi dati che dobbiamo confrontarci, impegnarci e dare delle risposte immediate ai nostri territori e alla nostra gente”.