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Imprevedibile Foglia. Stretto nella sua aria da politico impeccabile, chiuso nel suo studio, dietro una rigida scrivania, è una di quelle interviste che non ti aspetti. L’on. Pietro Foglia ha aperto il baule della memoria e mi ha svelato il suo lato sconosciuto, una giovinezza spesa tra l’università e il pallone, sino ad approdare al vero amore della sua vita: la politica.
Dietro il consigliere regionale si nasconde un ex giocatore che ha iniziato a dare i primi calci ad un pallone dentro gli oratori e da lì ha proseguito tra la squadra del liceo, passando per quella dell’Università, per poi terminare la sua avventura negli Stati Uniti. “Dai 15 ai 30 anni ho giocato a calcio – racconta Foglia – Ho iniziato al Liceo, a Pozzuoli, con i miei amici avevamo messo su una squadra che eravamo riusciti a portare fino alla prima categoria, poi ho continuato all’Università e infine ho concluso la mia carriera a Renton vicino Seattle.
Come è arrivato negli Stati Uniti, la politica, lo studio, o lo Sport?
In realtà alla politica ancora non ci pensavo, ero partito perché avevo vinto una borsa di studio e poi da lì ho trovato anche occupazione. Nel tempo libero mi occupavo di calcio, prima come giocatore e poi mi è stata offerta la possibilità di fare l’allenatore.
Che è successo dopo, perché ha abbandonato il mondo del calcio, la politica è subentrata allo sport?
Sì, la passione per la politica è coincisa col mio ritorno in Italia, però devo ammettere che nello sport, preso più dallo studio e da altri impegni, non ero riuscito a raggiungere grandi livelli e quindi ho preferito lasciar perdere.
Le piace essere il migliore e quindi ha optato per qualcosa che le riusciva meglio?
Diciamo che è così, visto che non avevo le potenzialità per raggiungere grandi obiettivi ho preferito dedicarmi a tutto campo a qualcosa di più conforme alle mie doti: la mia professione e la politica.
Cosa le ha insegnato lo sport che magari le è ritornato utile nella sua carriera professionale?
Ho imparato che per ottenere risultati bisogna perseguirli con tenacia, quindi serietà e preparazione prima di ogni cosa. Lo sport, il lavoro, la politica, lo studio vanno vissuti con impegno, determinazione e passione perché solo così si può raggiungere un obiettivo.
Cosa vede di diverso nei giovani di oggi che si affacciano alla disciplina sportiva?
Noi giocavamo più per passione, ognuno con la consapevolezza dei propri limiti. Sapevamo già che solo alcuni potevano riuscire, mentre per altri si trattava di una esperienza legata ad un determinato periodo giovanile. Ho avuto il piacere di giocare nel Vomero con Wilson e Chinaglia che poi sono diventati dei grandi calciatori, ho sempre riconosciuto la loro bravura rispetto alla mia; adesso, invece, chiunque si avvicina al pallone immagina di poter entrare in nazionale senza fare un’analisi attenta delle proprie possibilità. In ultimo, devo constatare che a noi bastava una pizza, i ragazzi di oggi, anche nelle squadre dilettantistiche, chiedono un compenso, così diventa un mestiere e non più un gioco.
La politica e il suo lavoro non le permettono di ritagliarsi del tempo per praticare sport, però mi ha detto che lo segue dal divano di casa. Qual è la sua squadra preferita?
Io sono stato tifoso dell’Avellino quando era in serie A e continuo ad esserlo oggi che è salito in B. Ammetto che ho simpatia anche per il Napoli, ma nella sfida di tre anni fa, tra le due scelsi ovviamente di sostenere i colori della mia città. Seguo con costanza le partite su Sky, quest’anno ho allargato l’abbonamento anche alla serie B e confesso che sono una persona scaramantica che pratica un cerimoniale preciso.
Del tipo?
Mi devo sedere nello stesso posto sul divano, vestito allo stesso modo, con la stessa maglia e la stessa camicia e non voglio che la gente mi cammini intorno.
Vuole fare un augurio alla squadra?
Ad maiora! Vedo una squadra di tutto rispetto, nomi come Zappacosta, Castaldo, lo spirito di gruppo lasciano intravedere un campionato di buon livello. Spero che attraverso il calcio la città possa riconquistare i vecchi fasti che in passato le hanno permesso di raggiungere la notorietà nazionale.
(di Rosa Iandiorio)