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Ma se da un lato il Lingotto si è limitato a un secco ‘no comment’, dall’altro i sindacati irpini temono che anche Fma possa in qualche maniera rientrare nel vortice dei tagli. Con qualche distinguo.
“Siamo sicuramente preoccupati – spiega Nino Altieri della Uilm – e tutto questo non fa altro che confermare le nostre ansie. Ma per tirare le somme bisognerà aspettare almeno il vertice sul comparto motori convocato per il 30 marzo a Roma. A questo punto però, secondo le indiscrezioni, i circa 7 modelli di auto che dovranno essere motorizzati in Fma non saranno sufficienti a mantenere gli standard attuali e, come prima conseguenza, a Pratola Serra ci saranno esuberi per almeno 800 unità”.
Secondo Enzo Petruzziello della Cgil, nello stabilimento di Pratola Serra saranno eliminati due turni che a conti fatti significa un ridimensionato di 500/600 operai.
Più cauto è invece il commento di Giuseppe Zaolino della Fim, il quale invita “… a leggere attentamente tra le righe”. “Le indiscrezioni parlano più che altro del comparto carrozzeria – ha spiegato – dunque, non di stabilimenti motori come quello irpino. Dovesse essere confermata questa voce, allora avremmo la riprova che la pressione del Governo su Fiat è pari più o meno allo zero: nonostante le rassicurazioni bipartisan pervenute sino ad oggi, il dato reale potrebbe allora essere che Marchionne sta seriamente pensando di tagliare 5mila unità. Credo, comunque, che si tratti di un più logico processo di svecchiamento del personale dell’azienda, che toccherà per la maggior parte i dipendenti ultracinquantenni di Termini Imerese e Mirafiori. Fma come Melfi, tra l’altro non citata nelle indiscrezioni, non verrebbe toccata. Per ripartire, Pratola Serra necessita di nuovi volumi”.