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Fma: rischio cassa integrazione per 1500 maestranze

Pratola Serra – Si respira aria di crisi allo stabilimento della Fma di Pratola Serra. La situazione economica mondiale e i costi sempre maggiorati del petrolio non consentono di guardare con ottimismo ai prossimi mesi in casa Fiat. Per il polo irpino, uno dei più importanti per il Sud Italia, già si annuncia un nuovo stop per gli oltre 1500 lavoratori tra il 15 e il 20 settembre e dal 29 settembre al 4 ottobre. Per l’industria delle quattro ruote sarà un autunno molto difficile. Se si tiene conto di tutto l’indotto Fiat. In Irpinia saranno quasi 2mila i lavoratori interessati dall’ondata di cassa integrazione. Oltre alla Fma di Pratola Serra, c’è la Ams di Pianodardine con 200 unità interessate da 4 settimane di Cigo suddivise nei prossimi 4 mesi. Stessa storia alla Denso di Pianodardine dove saranno 400 dei 1100 lavoratori specializzati nella realizzazione di climatizzatori per auto a restare a casa. Lo stop del mercato e delle vendite continuerà a produrre ricadute negative sulle attività collegate: a pagare il prezzo più alto le aziende maggiormente legate alla rete Fiat. Ma particolare attenzione è posta allo stabilimento Fma di Pratola Serra dove alla mancata riconferma di 32 precari devono aggiungersi le voci di nuove tagli nelle ordinazioni. Neanche la produzione del nuovo motore 1600 jtd montato sulla nuova Bravo e girato anche alla Opel, è riuscito a trainare il settore. In allarme il sindacato di categoria che chiede garanzie sull’occupazione e sul futuro dello stesso stabilimento. Quasi per l’intero mese di settembre la Fma si occuperà solo di attività di manutenzione che consta di 1500 unità. Ma è l’indotto che soffrirà maggiormente la battuta d’arresto. Rischiano di saltare 31 contratti di apprendista in scadenza a febbraio 2009 alla Ams di Pianodardine. “La Fiat è una realtà troppo importante per l’economia della nostra provincia – afferma Luciano Vecchia della Fiom Cgil – per pensare di abbassare la guardia e arrendersi alla cassa integrazione. Stiamo registrando un primo importante campanello d’allarme che deve spingerci ad un’analisi più attenta del momento e delle possibili ricadute che potrebbero registrarsi in Irpinia”. Il sindacato chiede chiarezza, concertazione e garanzie sui piani di sviluppo che dovranno essere definiti nei prossimi mesi e soprattutto chiede, partendo dal consolidamento dell’esistente, di poter disegnare nuovi importanti scenari per l’industria dell’automotive in Irpinia e non mettere alla porta operai e apprendisti.

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