Fma – Gli operai al Prefetto: “Non siamo criminali. Mai più cariche”

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Avellino – “Chi comanda in Irpinia” è questa la domanda mista di ironia e ingenuità che i circa 100 operai della Fma hanno urlato questa mattina davanti al portone del Palazzo di Governo. Quesito che hanno chiesto e ottenuto di porre al Prefetto di Avellino Ennio Blasco in merito alle cariche di polizia e carabinieri avvenute domenica mattina davanti ai cancelli di Pratola Serra. Se nelle ultime 48 ore qualcuno aveva tentato di far passare in secondo piano i gravi fatti di domenica, puntando i riflettori sul Consiglio provinciale di lunedì scorso e sull’incontro con il Ministro Scajola previsto per dopodomani, gli operai seppur stremati da giorni di presidio permanente che neanche Giove Pluvio ha voluto benedire, sono ancora agguerriti. “Se il Consiglio provinciale ha fatto proprie le tre richieste dei sindacati tra cui quella che richiedeva un minore spiegamento di forze dell’ordine, perché – urlano al megafono – domenica c’erano 400 poliziotti a fronteggiare un centinaio di lavoratori? E perché ancora ci sono camionette e blindati intorno alla Fma”.
Si metta l’anima in pace chi aveva pensato che i cassintegrati Fma si sarebbero calmati con qualche rassicurazione o qualche pacca sulla spalla. Sono davvero ‘incazzati’. “Chi ha dato l’ordine di caricarci? Chi è contro i lavoratori?”.
Si sentono trattati come criminali. “Non siamo camorristi. Ieri in fabbrica sono arrivati impiegati e dirigenti scortati dalle forze dell’ordine come se noi rappresentassimo un pericolo per la loro incolumità. Ma loro che ne sanno: questi hanno preso i sussidi dalla Regione e non si sono fatti neanche un giorno di cassaintegrazione”. Vogliono risposte e dopo due ore di attesa una delegazione, folta e rappresentativa di tutte le anime, riesce ad incontrare il Prefetto. Un incontro a porte chiuse per la stampa (siamo riusciti a scattare solo un paio di foto ndr) a cui hanno partecipato le Rsu e i segretari provinciali delle organizzazioni sindacali durato circa un’ora. Per Giuseppe Zaolino della Fim Cisl, il chiarimento c’è stato: Blasco ha garantito che nel corso della vertenza non ci saranno più scontri con la polizia. “Abbiamo siglato un patto tra gentiluomini: prima di ogni altro intervento il Prefetto ha assicurato che noi segretari provinciali saremo coinvolti. E’ un uomo di grande esperienza che ha capito subito che la nostra è una battaglia di civiltà. Ora pensiamo a portare la questione Fma a Roma dal Ministro Scajola perché Fiat non deve scappare dall’Irpinia, ma continuare ad investire qui”. E ad accompagnare a Roma venerdì 500 tute blu di Pratola sarà il personale della Digos di Avellino. Per Giuseppe Morsa delegato Rsu Fiom Cgil il Prefetto ha ammesso che la situazione è stata gestita male. “Noi sindacati dobbiamo essere sempre coinvolti perché Fiat mente – ha dichiarato Morsa – Dicono che abbiamo impedito a chi voleva entrare in fabbrica di farlo. Questo non è vero. E’grave che Fiat racconti frottole anche alle autorità. La nostra è una battaglia sacrosanta e non violenta. Quello che è accaduto domenica è gravissimo e non deve ripetersi mai più”.
Occhi puntati ora sulla trasferta romana: al cospetto del Ministro Scajola gli operai Fma si presenteranno con tutto l’orgoglio di chi è consapevole di aver reso grande una fabbrica con il proprio lavoro fatto di competenze e sacrifici, spremuti come limoni fino all’ultimo dalla ‘matrigna Fiat’. Sono operai e vogliono continuare ad esserlo. Per questo venerdì tutti indosseranno il loro segno di riconoscimento: la tuta blu. (di R.F.)

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