
Flumeri – Era stato definito ‘il giorno della verità’ e così è stato. La Irisbus di Flumeri si aggiudica quattro nuove commesse produttive. L’incontro di questa mattina tra sindacati (Fim Cisl, Uilm, Fiom Cgil, Fismic, Ugl), consiglio di fabbrica, capo del personale di stabilimento, Romano, e direzione nazionale Fiat con Bernardon, sembra aver messo un’ipoteca sulla vertenza, definendo tempi e modi della rinascita. Un’araba fenice che risorge dalle ceneri della crisi: da una parte la cassa integrazione a ‘tampone’ da settembre a dicembre, dall’altra il rilancio vero e proprio previsto per il 2008. Si comincia con l’interruzione della produzione bresciana dei minibus elettrici Europolis (attualmente fabbricati dalla carrozzeria Cacciamali) e il trasferimento/potenziamento dell’attività in Ufita. L’altra importante novità riguarda la delocalizzazione di una quota di produzione dalla Repubblica Ceca in Irpinia di 250 Crossway, autobus della linea extraurbana. E ancora. L’Irisbus manterrà la fabbricazione dei Citelis e si aprirà al granturismo con Domino. Il nuovo pacchetto sarà a disposizione dell’azienda ufitana a partire dal primo gennaio. Nel frattempo “restano confermate – spiega il segretario della Fim, Giuseppe Zaolino – le assunzioni per i 35 precari che da subito saranno contrattualizzati a Brescia per sette mesi e dal primo marzo 2008 rientreranno effettivi a Flumeri”. Così come la ‘trasferta’ Brescia-Suzzara per 20 unità, che eviterebbero la cassa integrazione prevista, in cambio di un’esperienza padana a costo pieno. Risolto anche il tabù pre-pensionamento per cento maestranze (85 operai e 15 impiegati). “In loro sostituzione – continua Zaolino – saranno assunti i 35 precari e 50 dipendenti usufruiranno dell’integrazione padre-figlio”. Una soluzione che a sentire i sindacati garantirebbe un ringiovanimento dell’organico e creerebbe i presupposti per un ricambio generazionale all’interno dello stabilimento. Ma nonostante la battaglia vinta, resta l’amarezza per una spaccatura che secondo Zaolino poteva essere evitata. La Fiom Cgil resta fuori dal ‘patto Irisbus’ e non sottoscrive l’accordo quadro. Il piano di rilancio presentato da Fim Cisl e Uilm per limitare le conseguenze della Cassa Integrazione che per tre mesi, a partire da settembre, impiegherà le maestranze solo per 26 giorni lavorativi, non ha convinto la Cgil. “Una trattativa che penalizza lavoratori e territorio”. Luciano Vecchia, segretario provinciale Fiom, presenta così la strategia consegnata al tavolo dai colleghi Giuseppe Zaolino (Fim Cisl) e Gaetano Altieri (Uilm) e che sintetizza in tre principi il primo passo verso la ripresa del settore prevista per il 2008: prepensionamento (staffetta padre-figlio); patto di cassa integrazione (con piano di formazione incluso e trasferta al Nord) e risanamento del precariato. “A fronte di cento mobilità – spiega Vecchia – saranno riconfermate solo 35 unità precarie con un saldo occupazionale negativo di 65 lavoratori”. E che dire del pre-pensionamento. “In questo modo – spiega l’esponente Fiom – viene meno il principio della volontarietà: i sindacati non lasciano liberi i lavoratori di decidere. Un principio che caratterizza da sempre le nostre battaglie sindacali e che nella vertenza Irisbus lascia il tempo che trova”. A sostegno della tesi, la Cgil aveva lanciato la sua controproposta, alla fine non accolta: un accordo vincolante per rimettere nelle mani dei lavoratori la decisione finale.
(di Marianna Morante)