Fiume Sarno: Flammia contro il degrado

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I grandi fiumi italiani sono gravemente malati. Ma la pagella insufficiente che ha bocciato oltre il 20 per cento dei corsi d’acqua nazionali, come ha rilevato il dossier ”Fiumi informa” 2006 (campagna nazionale contro l’illegalità di Legambiente e Corpo forestale dello Stato), non risparmia le piccole realtà. E mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’inquinamento del fiume Sarno ha consegnato, dopo le Politiche, i lavori di oltre due anni di attività sul campo (una Specifica di circa duecento pagine), lasciando in eredità una rosa di analisi, proposte e suggerimenti, si attendono ora nuove direttive governative per dare risposte concrete a fronte dell’emergenza incalzante. Intanto, l’ex membro della Commissione, il senatore diessino Angelo Flammia, continua, ora nelle vesti di libero cittadino, a coltivare il suo studio e profondo interessamento alle vicissitudini delle acque del Sarno, sottolineando “la scarsa attenzione che spesso si rivolge allo status dei piccoli corsi” e alla condizione di ‘allucinante degrado’ che colpisce il fiume in particolare (nella parte finale, al posto dell’acqua, scorrerebbe “un liquido che non può avere definizione”). ‘Colpa’ di “depuratori inefficienti, elusi, o addirittura in alcuni casi inesistenti (“Scelte volute per non gravare sui costi industriali a fronte della competitività globale”, spiega l’esponente della Quercia). Come pure “dell’inquinamento civile (i comuni del salernitano hanno una copertura fognaria pari a solo il 20 per cento), dello sversamento illegale di prodotti inquinanti provenienti da fuori e della mancata sinergia istituzionale che non riesce a realizzare sul territorio interventi risolutori”. E’ il caso, ad esempio, del Canale Conte Sarno, un’opera frutto di cospicui investimenti che al momento appare ‘monca’ in quanto, per valutazioni emerse a seguito dell’inoltro dei lavori, è stata successivamente sospesa (“La domanda è: come utilizzarlo? E’ diventato piuttosto un problema gestirlo”, osserva Flammia). Insomma, “proposte sono state avanzate ma c’è molto da lavorare”, continua l’ex senatore diessino, “e intanto l’emergenza cresce”. “Il letto del fiume – spiega – è pieno di fango, ad ogni pioggia esonda e inquina il terreno circostante. Il fatto è: dove riporre il cumulo indesiderato? Già si gestisce con difficoltà il problema dei rifiuti, figuriamoci come trovare la soluzione ideale per milioni di tonnellate di melma”. Ma, quello che più di tutto mancherebbe è “il coordinamento tra Governo, Regione, Provincia, Comuni, Comunità montane… Il nuovo Esecutivo dovrebbe prendere provvedimenti, investendo risorse economiche e connettendo le istituzioni”. Solo così, una ‘diagnosi’ ormai risaputa, potrebbe imboccare l’attesa strada della ‘cura’. (di Antonietta Miceli)

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