La gestione del sistema idrico, nelle aree interne della Campania, non è riconducibile a un modello standard, né puramente amministrativo, EIC e Regione Campania, nella persona del Presidente Fico, ascoltino le ragioni delle comunità.
La nota di Franco Fiordellisi:
L’acqua è un bene pubblico essenziale e un diritto fondamentale, ma nelle aree interne della Campania, e in particolare in Irpinia e Sannio, essa è anche una questione climatica, territoriale e ambientale, che non può essere ridotta a un problema di perimetro gestionale.
La normativa nazionale e regionale indica il gestore unico come obiettivo di sistema, ma la realtà campana dimostra che questo obiettivo è stato ed è tuttora perseguito attraverso modelli differenziati, regolati e riconosciuti, proprio perché i territori presentano condizioni molto diverse tra loro.
In Irpinia queste condizioni sono particolarmente complesse. La crescente severità idrica, legata ai cambiamenti climatici, alla riduzione delle portate sorgive e alla maggiore variabilità stagionale, si somma a una orografia montana e collinare che rende impossibile una gestione del servizio basata esclusivamente sulla distribuzione “per caduta”.
Il servizio idrico richiede invece impianti di sollevamento, sistemi energeticamente onerosi, manutenzione continua e competenze tecniche elevate, con costi strutturali superiori rispetto ad altri contesti regionali ed urbani.
A queste criticità si aggiungono i problemi legati alla qualità delle acque, alla tutela delle falde e al sistema di depurazione. L’Irpinia ospita aree industriali e insediamenti produttivi spesso localizzati a ridosso dei principali corsi d’acqua, con impatti potenziali e reali sui fiumi e sugli ecosistemi.
La gestione idrica non può quindi essere separata dalle politiche di controllo ambientale, dalla sicurezza dei depuratori, dal monitoraggio degli scarichi e dalla prevenzione dell’inquinamento delle falde.
In questo quadro, il vero nodo politico non è il nome del gestore, ma la capacità di garantire continuità del servizio, sicurezza sanitaria, tutela ambientale, investimenti adeguati e tariffe sostenibili, in un territorio fragile sotto il profilo climatico, idrogeologico e infrastrutturale.
Difendere l’acqua pubblica in Campania e in Irpinia-Sannio significa governarla come bene comune complesso, integrando politiche idriche, ambientali ed energetiche, rafforzando la capacità amministrativa dei comuni, evitando soluzioni emergenziali e centralistiche, e riconoscendo che le aree interne richiedono regole, risorse e tempi diversi.
Solo così il diritto all’acqua potrà essere garantito senza scaricare sui cittadini delle aree interne, ma anche della costa se viene strutturalmente a mancare la risorsa acqua potabile, i costi di fragilità che non hanno prodotto, ma che subiscono ogni giorno. Servono soluzioni urgenti complessive e non polemiche politiche. In questa drammatica situazione e complessità di sistema bisogna trovare soluzioni.
La stagione estiva è dietro l’angolo e la severità idrica, per il mancato ripristino delle falde e degli invasi, senza una visione complessivo e multicriteri ci consegnerà grandi criticità, peggiori forse di quelle che si stanno attraversando in tutta Irpinia.
