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Fim Cisl – Caso Almec, Zaolino: “Un ammalato sotto osservazione”

Avellino – Il settore metalmeccanico è uno di quei comparti industriali che maggiormente subisce, in questi anni, le evoluzioni dei mercati e le nuove logiche della competizione. Un contesto storicamente radicato sul territorio nazionale che, rappresentando l’occasione d’impiego per migliaia di lavoratori, assume una fondamentale valenza sociale, oltre che occupazionale. L’Irpinia, in quest’ottica, vive una situazione assolutamente in linea con il trend italiano. Lo scenario locale, costituito da grandi industrie ma anche da numerose piccole e medie imprese, si trova infatti sospeso tra l’incertezza dell’oggi e le aspettative per il domani. L’Almec di Nusco, la più grande fabbrica dell’alta Irpinia con i suoi 300 dipendenti, di cui 40 in cassa integrazione, testimonia fedelmente questo stato di salute. “Un ammalato che va tenuto sotto osservazione”. E’ questa la diagnosi di Giuseppe Zaolino, segretario della Fim Cisl, sullo stabilimento industriale. Analisi che arriva dopo il conseguimento, in questi giorni, di un importante risultato per il sindacato. Infatti, in occasione delle assegnazioni degli incarichi di delega alla Almec, la Fim Cisl ha ottenuto 3 rappresentanti su 6, con 99 preferenze su 260 votanti. “L’esito delle nomine – commenta Zaolino – da un lato mi rende molto soddisfatto per l’attestazione di fiducia mostrata dai lavoratori. Fiducia che, peraltro, premia l’esperienza e la concretezza dell’organismo di cui sono alla guida. Ma, sotto il profilo strettamente operativo, mi desta serie apprensioni per l’avvenire. E quello che conta, alla fine, è proprio questo. Il futuro di tanti lavoratori e di tante famiglie che attendono di conoscere le sorti della fabbrica”. Lo stabilimento di Nusco rientra nel contratto quadro per le aree ex art. 32 della legge 219/81. Una norma tesa a supportare, attraverso l’intervento statale, lo sviluppo produttivo delle zone coinvolte dal sisma dell’80. Ed è anche grazie ai fondi pubblici che, nel corso degli anni, si è consolidata come importante realtà industriale per tutta la provincia. Ma, come avverte il segretario della Fim Cisl, ultimamente qualcosa non va più nel verso giusto. “Le partnership con Fiat, Piaggio e la tedesca Ghetrag, hanno sempre rappresentato una rilevante fonte di commesse. Oggi però, soprattutto l’azienda d’oltralpe, soffre il tracollo del proprio mercato”. La Almec realizza, proprio su commissione della Ghetrag, scatole di rivestimento per il cambio-auto e quindi questa crisi di settore si riflette, inevitabilmente, anche sulla produzione in Irpinia. “La paura – evidenzia Zaolino – è che il numero di lavoratori in cassa integrazione, già attestati sulle 40 unità, possa crescere. Una circostanza che non deve assolutamente verificarsi, anche perché l’età media dei dipendenti è al di sotto dei 40 anni. Si tratta quindi di persone che, in molti casi, hanno da poco costruito una famiglia e necessitano della certezza del posto di lavoro”. La precarietà, in questo caso, rischierebbe di espandersi anche ad altre realtà produttive, considerato che: “C’è tutto un indotto in alta Irpinia che ruota attorno alla Almec”. Risulta, dunque, chiaro il ruolo che questa grande industria ricopre sulla scena locale. Un ammalato, appunto, che va curato, prevenendone i mali. E le proposte per il rilancio produttivo, secondo il numero uno della Fim Cisl di Avellino, devono strutturarsi sul confronto tra le parti in causa. “Il primo passo da compiere è quello di convocare Maurizio Stirpe, alla guida della fabbrica, ad una riunione con i sindacati. Serve chiarezza e coordinamento sulle politiche gestionali, sia per meglio concertare le strategie aziendali future, sia per rassicurare gli oltre 300 dipendenti. Un tavolo di confronto che rientra nel piglio del sindacato che rappresento, fatto di coinvolgimento a 360° sulle questioni che seguiamo”. La sinergia auspicata, se da un lato tampona nel breve periodo l’emergenza, non risolve del tutto il problema, come fa notare Zaolino, spostando l’attenzione, oltre che sulla azienda di Nusco, anche sull’intero comparto. “Gli 80mila disoccupati d’Irpinia attendono che il governo nazionale si esprima sulle politiche sociali, occupazionali e giovanili. Leggi che tengano conto della tutela al lavoratore e che permettano una vera crescita economica. La nostra provincia, più di molte realtà meridionali, ha tutte le carte in regola per lo sviluppo. La delinquenza è poca, i tassi di assenteismo lavorativo sono bassi e c’è grossa attenzione alle opportunità produttive. Si può investire e, quindi, anche lo Stato deve invogliare gli imprenditori a farlo”. Quella del lavoro resta dunque un’esigenza indispensabile per questa terra, per chi è costretto nuovamente ad emigrare, e per chi rimane qui aspettando un futuro più roseo. (di Eddy Tarantino)

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