Fiera di Sant’Egidio: alla riscoperta di un tempo che non c’è più

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Montefusco – 28 agosto: come da tradizione, alle ore 18,00, appuntamento al Palazzo Comunale per l’avvio del corteo dell’ antica “discesa della bandiera”; in prima fila il “Tamburiere” che esegue ininterrottamente per tutto il tratto il consueto rullo di tamburo, seguito dal sindaco in fascia tricolore, dalle guardie municipali, dai consiglieri e da un folto corteo cittadino. Tutti insieme, percorrono la strada principale che dal paese porta, dopo circa 2 chilometri, alla frazione di Sant’Egidio, dove, nel grande piazzale antistante il Convento dei Frati Cappuccini, viene issato il secolare gonfalone della Fiera.
Questo rito, accompagnato anche da spettacoli di tamburieri e sbandieratori, rappresenta ormai da secoli, l’apertura ufficiale della Fiera, che nei secoli scorsi la rendeva famosa soprattutto per il mercato del bestiame e per i prodotti legati alla terra. L’inizio della fiera, segna anche l’inizio della consueta festa dei prodotti tipici di Montefusco; nei giorni di Venerdì, Sabato e Domenica, 28, 29 e 30 Agosto, alle ore 20,30, numerosi stands gastronomici proporranno la degustazione di alcuni piatti tipici locali, come i “fusilli alla francescana” secondo un antichissima ricetta dei padri cappuccini del convento di S.Egidio, “carne di maiale con i peperoni”, “fagioli con cotechini”, “bistecche e salsicce alla brace”, “dolci tipici montefuscani” a base di nocciola e castagne. I vini in degustazione: l’aglianico irpino e il famoso Greco di Tufo docg.
Negli ultimi tempi, l’essenza della fiera è soprattutto rappresentata da due risorse fondamentali di Montefusco : il “tombolo” ed il “Greco di Tufo docg”.
L’arte del merletto lavorato a tombolo costituisce una tradizione montefuscana tipicamente femminile tramandata da anni ed anni di generazioni, che si fa risalire al 1400, allorché iniziò a diffondersi presso i ceti popolari per poi passare (sec. XVII) alle comunità religiose ed alle famiglie aristocratiche.
In particolare fu ad opera delle suore benedettine, che la pratica del merletto acquistò il carattere di massa.
A Montefusco e nel paese limitrofo di Santa Paolina, ancor oggi, fortunatamente, sono diverse le donne che si dedicano a questa rara arte. E’ un lavoro paziente, eseguito completamente a mano; è uno spettacolo vedere queste “Maestre del Tombolo”, con velocità sorprendente, intrecciare trame delicate e raffinate, con l’ausilio di fuselli preparati con legno pregiato ed involti con fili bianchi o ecrù, meglio noti come tummarielli, seguendo un disegno su un cartone fissato con gli spilli ad un cuscino cilindrico imbottito di paglia (tombolo). Questi pizzi e merletti di rara bellezza, una volta terminati, vengono assemblati da altre figure artigiane che curano la cosiddette “applicazioni” per dare origine così a delle vere e proprie opere d’arti.
Alcuni stand della Fiera saranno pienamente dedicata a “mostre del Tombolo”, la cui notorietà, ha oltrepassato, recentemente anche i confini nazionali, con la presenza di alcune delegate, alle Fiere Internazionali di Londra, Tokio-Giappone e di Montreal-Canada. Saranno esposte le più importanti produzioni del “Tombolo” di Montefusco, dagli arredi ed accessori per la casa agli arredi sacri, centrotavola e soggetti per quadri e per soprammobili, coprilumi, passamanerie e tendaggi, capi di biancheria e da corredo, lenzuola, coperte e copriletti, servizi da tavola, accessori e capi pregiati di abbigliamento e per spose, centrini, bomboniere e fazzolettini per cerimonie.
Durante i tre giorni di Fiera, è possibile visitare la cella di “San Pio da Pietrelcina”, presso l’attiguo Convento dei Frati Cappuccini. Il giovane Frà Pio, non ancora dodicenne, dimorò a Montefusco per qualche mese a partire dalla fine del novembre del 1908 e fino ai primi mesi dell’anno successivo. La malferma salute del giovane francesco Forgione aveva spinto i superiori a farlo soggiornare nel centro irpino, rinomato per la salubrità dell’aria.
Nel raccontare l’episodio, Padre Agostino da Casacalenda – incaricato di accompagnare il novizio a Montefusco – così scrive. “Era un bel giovane paffuto, dal viso roseo, che nulla lasciava trapelare della malattia dalla quale era affetto. Portava un fazzoletto di seta al collo che gli difendeva la gola. Da tutta la sua persona spirava bontà e simpatia”.
La fiera di S. Egidio, costituisce un avvenimento importante per i montefuscani e per i cittadini dei paesi vicini, i quali si fanno quasi un obbligo di ‘scendere alla fiera’ in quei giorni anche se ci vanno solo per fare una passeggiata, per curiosare, per “ricordare” e soprattutto per fare una scorpacciata di buoni prodotti paesani.

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