Fiat – Scarpa a Basso: “La Fiom ci sarà anche dopo Marchionne”

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Sergio Scarpa, segretario provinciale della Fiom attraverso una nota replica alle osservazioni rilasciate dal leader di Confindustria Avellino, il quale ha dichiarato di essere in linea con le posizioni dell’Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne.

“Essere d’accordo a prescindere con la linea di Marchionne senza entrare nel merito dei contenuti regressivi degli accordi su Pomigliano e Mirafiori, denota un tentativo maldestro di recuperare all’interno dell’associazione datoriale la più grande azienda del Paese che incurante del modello di relazioni sindacali e di rappresentanza in essere, ha deciso di tenere fuori da Confindustria le due new.co di Pomigliano e Mirafiori per farsi un contratto a propria misura che dopo estenderà in tutti gli stabilimenti del gruppo. L’uscita sulla stampa locale del nuovo presidente della Confindustria di Avellino Sabino Basso sorvola volutamente sulla crisi di rappresentanza che investe il sistema di Confindustria che dopo la Fiat vede chiamarsi fuori anche la Fincantieri e scarica sulla Fiom e la CGIL le responsabilità sul deficit di competitività che la Fiat ha accumulato nel corso degli ultimi anni. Non capiamo quali esame di coscienza dovrebbe farsi la Fiom che rappresenta ormai l’unico baluardo a difesa dei diritti e delle condizioni di lavoro, nonché della democrazia sindacale e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. La Confindustria, compresa quella di Avellino lo sa bene quanti accordi la Fiom ha sottoscritto, sia per fronteggiare gli effetti delle varie crisi susseguitesi nel coso degli anni, sia per favorire gli investimenti e lo sviluppo occupazionale nella nostra provincia, compreso l’accordo sull’insediamento della FMA, che conteneva si delle deroghe ma non toccava il contratto nazionale e i diritti sanciti dalle leggi come viene fatto per Pomigliano e Mirafiori. Se la Fiat in Italia ha problemi legati all’efficienza, alla produttività e alla competitività dei propri stabilimenti, questo non può essere affrontato attraverso la scorciatoia di scaricare sui lavoratori con accordi regressivi, ma facendo una diversa politica industriale al pari degli altri Paesi europei che privilegiano la qualità, la ricerca , l’innovazione tecnologica dei prodotti. Vorremmo chiedere anche al presidente Sabino Basso. Come fanno le aziende Tedesche che pur avendo un costo del lavoro largamente superiore a quello Italiano ad essere competitive anche con le fabbriche dei paesi in via di sviluppo?. Quanto alle preoccupazioni sulla Fma , vorremmo che il presidente di Confindustria ci spiegasse, perché nonostante tutte le concessioni sindacali( sottoscritte anche dalla Fiom) sulla flessibilità, sugli orari, sul salario, nonostante l’elevato livello professionale dei lavoratori e il basso tasso di assenteismo, sta subendo una crisi lavorativa di dimensioni superiori agli altri stabilimenti del gruppo? Più che fare appelli “umanitari” sarebbe opportuno che il presidente si facesse spiegare perché i motori per Pomigliano e Mirafiori non vengono prodotti a Pratola Serra ma negli stabilimenti Polacchi e Americani. Quanto alla Guerra Santa sferrata contro la Fiom una cosa possiamo garantirvi. Nessun Marchionne riuscirà a cacciare la Fiom dalle fabbriche, ci siamo stati prima di Marchionne e a maggior ragione ci saremo dopo è bene che anche Basso se ne convinca.

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