Festa dell’Arma – Il discorso del Colonnello Sottili

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Festa dell’Arma. Pubblichiamo il discorso del Colonnello Gianmarco Sottili inoltrato dal Comando Provinciale dei Carabinieri:

Ricorre oggi il 194° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri.
Ringrazio S.E. il prefetto Ennio Blasco, ringrazio il Vescovo di Avellino, Mons. Marino, l’Abate di Montevergine, il sindaco della città, la presidente della provincia, i sindaci degli altri comuni irpini, i rappresentanti della magistratura giudicante e requirente, gli amici comandanti delle altre Forze armate e di polizia e tutte le autorità religiose, civili e militari che con la loro presenza hanno voluto manifestare la vicinanza ai carabinieri di Avellino. Ringrazio inoltre le autorità che pur non potendo essere presenti per altri impegni, hanno voluto esprimere a noi la loro vicinanza. Tra questi il Vice Presidente del CSM Sen. Nicola Mancino, che in un messaggio inviatomi ha voluto cortesemente scrivere tra l’altro: “… Desidero… far giungere a Lei e, suo tramite, a tutti i militari dell’Arma in servizio nella provincia di Avellino, il mio più vivo apprezzamento per l’impegno sempre profuso, e di cui sono direttamente testimone, nell’espletamento dei compiti di servizio per la tutela della legalità e a favore delle popolazioni della nostra provincia”.
Un caro saluto agli amici della stampa che ci sono sempre vicini.
Un pensiero ai Carabinieri non più in servizio attivo, ai colleghi della rappresentanza militare che non mancano mai di sollecitare e segnalare a noi comandanti le necessità di tutti.
Un commosso ricordo ai caduti ed un affettuoso saluto alle loro famiglie; ricordo che quest’anno è reso ancor più penoso dalla
recente tragica scomparsa del nostro collega Ferdinando Evangelista.
Un caro abbraccio a tutti i Carabinieri del comando provinciale ed alle loro famiglie.

Dal lontano 1814 l’Arma dei Carabinieri, nata sul modello delle gendarmerie Napoleoniche, è stata in prima linea in ogni guerra ed in ogni conflitto interno (mi riferisco al banditismo, alla resistenza, al terrorismo, alla lotta al crimine organizzato).
Quest’anno per la prima volta, nell’ambito della ristrutturazione di questa caserma, svolta con cura ed attenzione dagli amici del provveditorato alle opere pubbliche, siamo riusciti ad esporre il medagliere ed i cimeli del Cap. Eugenio Losco, di Atripalda, primo ufficiale dell’Arma dei carabinieri ad immolarsi sul Podgora, durante la grande guerra.

L’Arma da quasi due secoli ha la missione di fornire sicurezza allo Stato ed ai cittadini.
Oggi la sicurezza sembra essere diventata il bene più prezioso nel nostro paese, più dello sviluppo, più del progresso scientifico, più dello stesso benessere.
Non sarebbe un tema centrale se l’essere umano rispettasse il comandamento laico posto alla base della convivenza civile del Neminem laedere. Non nuocere agli altri. Il nostro caro Vescovo direbbe di più: ama il prossimo tuo; noi ci accontenteremo del minimo: non far del male.
Garantire la sicurezza significa colpire le devianze da tale principio. Forse sull’argomento si fanno anche troppe considerazioni psicologiche, metafisiche e sociologiche.
Il cittadino non chiede molto. Vuole che nessuno entri nella sua casa per rubare e rapinare, che un ubriaco al volante non gli uccida i figli, che non si presentino sul suo posto di lavoro gli esattori del pizzo…
A tali istanze dobbiamo dare risposte concrete.
Noi dobbiamo prevenire i reati, scoprire i colpevoli, assicurarli alla giustizia. Né più, né meno.
Occorrerebbe poi che i colpevoli espiassero le pene comminate. Ma questo è un compito di altri.
Ma se pure volessimo parlare di sicurezza dal punto di vista astratto e delle sue molte rappresentazioni: reale, percepita, condivisa… Cosa offrire di meglio che 68 presidi, quante sono le nostre Stazioni, in una provincia vasta e a volte impervia come l’Irpinia? Un comandante di Stazione è più che un investigatore… è un consulente, un aiuto, un soccorso, svolge,come dice il nostro Comandante Generale, funzioni di rassicurazione, ma al cittadino dobbiamo portare comunque fatti: prevenire e reprimere i reati.
Per i carabinieri questo è sempre stato il compito primario e sempre lo sarà… e lo abbiamo svolto in tempi anche peggiori.
Su questo obiettivo è stato fondato il progetto del comando provinciale di Avellino.

Con il permesso dei presenti, per quanto sin qui fatto voglio ringraziare tutti gli ufficiali, i marescialli, i brigadieri, gli appuntati e i carabinieri del comando provinciale dei quali sono orgoglioso comandante ed invitarli affettuosamente a continuare per questa strada intrapresa che è una strada maestra e virtuosa, quella del dovere e della autorevolezza.
A questo proposito, in conclusione, voglio ricordare che pochi giorni fa il nostro comandante interregionale, il Generale Toscano, in quella che è stata una vera e propria lectio magistralis sull’arte del comando e governo del personale, tenuta agli ufficiali della Regione Campania, ricordava che non basta più l’autorità per comandare, ma occorre autorevolezza.
Aggiungerei che la semplice autorità non basta più in tutta la società moderna, almeno quella occidentale. Lo vediamo tutti i giorni, anche nei problemi più gravi che attanagliano questa regione ed il nostro paese: autorevole deve essere lo Stato agli occhi dei cittadini, autorevoli devono essere le istituzioni, rappresentative e non, ancor più autorevoli dobbiamo essere noi che dello Stato e delle istituzioni siamo, insieme alle altre forze armate e di polizia, l’ultima difesa.
Autorevole deve essere un comandante di ogni livello nei confronti dei propri uomini, se vuole che questi lo seguano, ma autorevoli e non autoritari, devono anche essere i carabinieri agli occhi dei cittadini.
La nostra autorevolezza sarà il prodotto di tre qualità fondamentali: serietà, conoscenza e disponibilità, per continuare a fare il nostro dovere in una terra come l’Irpinia che confida nei suoi Carabinieri e ce lo dimostra tutti i giorni.
Viva l’Arma dei Carabinieri.
Viva l’Italia.

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