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Le giovani vittime, in preda al disagio e ad una naturale vergogna, faticavano a descrivere i particolari di tale morbosa attenzione sia ai genitori che a scuola. Sentiti i protagonisti della vicenda, i militari hanno quindi estrapolato, dall’analisi e scrematura dei tabulati, i numeri da cui provenivano le chiamate; di questi, tre appartenevano ad un’unica famiglia ed in particolare ad uno si potevano ricondurre la massima parte delle telefonate. Uno era un numero fisso ed uno risultava intestato ad una ragazza. E’ stata proprio quest’ultima a riconoscere nel primo dei numeri estrapolati dai Carabinieri – intestato ad una parente dimostratasi estranea alla vicenda – quello in uso allo zio.
La perquisizione eseguita lo scorso 19 giugno presso l’abitazione dell’uomo dai militari dell’Arma di Avellino aveva inoltre consentito di rinvenire e sequestrare una sim card utilizzata dall’uomo per l’attività illecita. Un caso complesso che ancora una volta si è risolto positivamente grazie alla collaborazione dei cittadini e all’ausilio della tecnologia.