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L’attesa per una vera ripresa si sposta al 2012 e questo significa l’utilizzo – ancora – di cassa integrazione, disoccupazione, e distruzione di posti di lavoro e di imprese che saranno costrette a chiudere battenti.
L’invito a scuotersi indirizzato alla politica territoriale Regionale ed in modo particolare al Governo arriva dal segretario provinciale Carmine Piemonte che reputa la manovra correttiva inevitabile ma non certo l’unica risposta alla crisi. “Urgono interventi positivi – ha spiegato – a sostegno dell’occupazione, sugli investimenti, sulle opere di modernizzazione e manutenzione del territorio. L’idea che rilanciamo è quella di un patto decennale sulla manutenzione e prevenzione del territorio, sottratto alle logiche della lotta politica e dotato di risorse certe”. La crisi nel settore costruzioni è innegabilmente forte: in Italia l’edilizia cade a picco così come in altri Paesi europei quali la Spagna e la Francia che tuttavia, secondo l’Istat, non hanno ancora toccato il minimo ciclico.
I dati dell’Osservatorio Feneal-Uil – Il principale indicatore deriva dall’indice della produzione industriale dei maggiori prodotti delle costruzioni: la caduta nel primo bimestre del 2010 rispetto al 2007 porta l’indice a 52,6. Il mercato è quasi dimezzato nei primi due mesi sono andati malissimo, marzo ed aprile sono andati un pò meglio, la valutazione sul 2010 resta comunque negativa.
Il mercato immobiliare è rallentato fortemente ed è in continua ascesa e nel 2010 vi è una ulteriore flessione delle compravendite del 30% rispetto al 2006.
L’Osservatorio Feneal/Cresme mette in evidenza come il 2010 sia l’anno più difficile: si aggrava la situazione di tenuta dell’offerta e si aggrava il problema occupazionale.
“Il governo – spiega Piemonte – garantisce i flussi per le grandi opere, che faticano a partire per la loro complessità e rispondono alle esigenze di poche grandi imprese, mentre le piccole opere sono fortemente carenti. Allo stesso tempo i dati sull’occupazione vanno letti secondo una attenta valutazione politica, con tutte le conseguenze sociali ed economiche. Per quanto riguarda i posti di lavoro persi nel 2009, la crisi non morde tutti allo stesso modo. Solo nel Nord Est siamo a oltre 20 mila unità, nelle isole e nel meridione la crisi viaggia abbondantemente a 2 cifre toccando punte di oltre il 20% in aree già attualmente ad alta tensione sociale. L’aumento dei fallimenti viaggia oltre il 30% e questo dimostra l’inizio di un collasso del sistema imprenditoriale. A questo vanno aggiunti i numeri delle società in crisi. L’andamento negativo è dimostrato dalla caduta verticale dei bandi di gara (- 33% nel 2009) e degli importi a base d’asta (- 25% 1° trimestre 2010 che in proiezione fa un (-48% su base annua).
Pertanto, riteniamo che il 2010 e il 2011 saranno anni di crisi del sistema delle imprese, per questo si pensa che il 10% degli attori della filiera delle costruzioni non riuscirà a sopravvivere. I fallimenti degli imprenditori sono la dimostrazione dell’enorme difficoltà. La spesa degli enti locali sulle piccole opere scende drasticamente, le grandi opere partono con tempi di avvio lunghi. La situazione attuale è questa: le grandi imprese, con le grandi opere in cantiere tengono, le medie e le piccole vivono in pieno la crisi, le piccolissime si tengono in piedi solo grazie agli interventi di riqualificazione”.