AVELLINO- Ventidue pannelli, ciascuno dedicato a una storia di donne vittime di femminicidi,per dare voce alle vittime di violenza di genere. Si e’ aperta questa mattina la tre giorni che andra’ avanti fino al prossimo 23 aprile presso il Carcere Borbonico organizzata dal Centro Studi Livatino e da Finetica. Rivivo con te, questo il tema che porta ad Avellino la prima esposizione della mostra sul tema dei femminicidi. Una riflessione e il confronto
su uno dei fenomeni più gravi attuali della nostra società.Attraverso un’esposizione di 22 pannelli, ciascuno dedicato a una storia di donne vittime di femminicidi,
di forte impatto emotivo narrativo, la mostra intende dare voce alle vittime di violenza di genere,stimolando una presa di coscienza collettiva favorendo una cultura basata sul rispetto, sulla prevenzione e sulla tutela dei diritti fondamentali,
Nell’ambito di questo evento sono previsti convegni, dibattiti e approfondimenti con la partecipazione di rappresentanti stituzionali, esperti del settore , associazioni antiviolenza del territorio.
programma prevede anche momenti artistici con esibizioni di musica e danza, in coerenza con il percorso espositivo per dare un messaggio di memoria e di speranza.
LA PRESIDENTE SPENA: RICONOSCERE E DENUNCIARE LA VIOLENZA, C’E’ ANCORA CHI LA SCAMBIA PER AMORE
“Infatti l’importanza di questa giornata è quella di sensibilizzare i giovani. La autoconsapevolezza e’ il primo gradino per riconoscere la discriminazione ed evitare che degeneri in violenza. Poi c’è l’educazione della famiglia che deve essere improntata al rispetto della persona, indipendentemente dall’identità sessuale. Poi vengono le istituzioni e tra queste prima la scuola e da ultimo il sistema giudiziario”. La presidente del Tribunale di Avellino Francesca Spena, che qualche giorno fa aveva già evidenziato come sia fondamentale l’ educazione e il presidio familiare e la consapevolezza, e’ tornata questa mattina a mettere in evidenza come l’ intervento della magistratura arrivi: “quando l’opera di prevenzione è fallita. Anche il sistema giudiziario fa prevenzione, attraverso i reati sentinella e atti da codice rosso, ma purtroppo questo non basta perché il rapporto è inverso, cioè la general prevenzione non si fa con la sanzione quando il fenomeno è un fenomeno di costume sociale, ma si fa con l’educazione culturale e questa è l’importanza di questa giornata promuovere quindi l’educazione culturale e purtroppo c’e’ ne è ancora troppo bisogno”. Autoconsapevolezza dei giovani a rispettare le donne ma anche delle stesse “vittime”, che troppo spesso non denunciano: “lnnanzitutto e’ quello di riconoscere, perché abbiamo visto poco fa in quella bellissima manifestazione che c’è stata da ultimo, come non si riconosca la violenza subita, che a volte viene scambiata come attenzione e addirittura come manifestazione di amore. Quindi l’auto consapevolezza innanzitutto e’ riconoscimento e poi forza della denuncia. Ma noi siamo ancora a livello del riconoscimento purtroppo”.
LA PRESIDENTE GARZO: PROTEGGERE LE DONNE, ANCORA POCHE QUELLE CHE DENUNCIANO
“Dobbiamo proteggere le donne, quelle che hanno il coraggio di denunciare, che sono ancora poche”. E’ quello che ha voluto sottolineare Elisabetta Garzo, già presidente del Tribunale di Napoli, che ha parlato soprattutto del messaggio da dare ai giovani, in questo caso agli studenti: “Mettere a confronto i giovani con tutte le realtà, a partire da quelli che sono i fatti terribili che si sono verificati, ma soprattutto di quali sono gli strumenti per garantire che il futuro possa essere proprio migliore. Questo è l’insegnamento che noi dobbiamo dare ai giovani: far comprendere loro che il crimine non paga, perché, quindi bisogna comportarsi nel rispetto della legalità seguendo i valori della legalità”. C’è l’aspetto giudiziario, che interviene quando purtroppo è già compiuto il fatto nella sua gravità, come ha sottolineato la stessa presidente Garzo:
“Quando siamo al punto della risposta giudiziaria vuol dire che siamo già perdenti perché siamo nella fase repressiva. Quindi il fatto si è già compiuto. Quel che io dico che cerco sempre di dire, proprio porgere alle persone così: dobbiamo prevenire e dobbiamo proteggere le donne, quelle donne che hanno il coraggio di denunciare che sono ancora poche”.
IL MAGISTRATO BRUNETTI: IL CENTRO STUDI LIVATINO IMPEGNATO PER UN CONTRIBUTO CULTURALE
“Il Centro Studi Livatino è impegnato a livello nazionale per promuovere la cultura del rispetto della dignità della persona. Siamo convinti che a fenomeni complessi bisogna dare risposte complesse. Come professionisti del diritto, l’avvocatura e la magistratura si ritrovano insieme agli esponenti e i rappresentanti di una società civile qualificata, gli esponenti del terzo settore e stamattina ne abbiamo avuto conferma. Sono molto impegnati nella provincia di Avellino e intendiamo dare il nostro contributo anche sul piano culturale”. Mentre da quello più strettamente giuridico, sulla valenza delle norme messe in campo il magistrato non ha dubbi: “Vi rispondo facendo riferimento anche a quanto riferito dal Presidente della Corte d’Appello in occasione dell’ultima inaugurazione dell’Anno Giudiziario: il sistema e’ rodato e funziona. Stiamo conoscendo dei risultati molto positivi”.
