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Una vittoria (personale) che però non trova riscontro con quello che è stato lo scontro in campo nazionale. “Sono dispiaciuto per il risultato del sen. De Luca – afferma Famiglietti – che è rimasto vittima di questo sistema elettorale. In ambito nazionale, forse il Pd ha avuto troppa sicurezza, troppo fiducia. Non mi sento di gioire fino in fondo perchè il dato nazionale non è stato quello che tutti i democratici si aspettavano”.
La ‘non-vittoria’ di Bersani è suonata ai più come un fallimento personale del leader di Bettola: “Ma se fosse stata imposta la candidatura di Renzi subito dopo le primarie – spiega Famiglietti – il partito si sarebbe spaccato”.
Famiglietti dà un giudizio ambivalente sull’affermazione di Grillo e dei 5 Stelle in campo nazionale: “Positivo è il fatto che tanti giovani si siano avvicinati alla politica e con Grillo abbiano trovato la loro agorà di discussione; preoccupa dall’altra parte il fatto che all’interno dei grillini non vi sia nulla di democratico e l’epurazione della Salsi e di Favia l’ha dimostrato. Mi ricorda un po’ la Lega Nord dei primi anni quando a decidere era il solo Bossi. Tutto sommato ritengo, oggi che il M5S è presente in massa nelle due camere a Roma, che la parlamentarizzazione dei 5 Stelle sia un fatto positivo”.
“Il trionfo di Grillo è la rappresentazione plastica del demerito dei partiti maggioritari – conclude Famiglietti – Il Pd può solo migliorare se saprà dare voce a quello che è stato il popolo delle primarie, ovvero camminando lungo l’asse dell’innovazione e del cambiamento”.
(@antopirolo)