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“Come tutti gli italiani il mio sport preferito è il calcio, anche se con il passare degli anni ho iniziato a seguirlo sempre meno. Gli scandali, calciopoli, le scommesse, mi hanno allontanato da questa realtà, ma non posso dimenticare che gli anni più belli della mia infanzia, sono legati ai mondiali dell’ ‘82 e all’Avellino in serie A”.
E’ bastato pronunciare la parola calcio e l’on. Luigi Famiglietti si è lasciato travolgere dall’eco dei ricordi, quando da ragazzino correva dietro ad un pallone, nella piazza centrale del paese, in compagnia degli amici di sempre e la domenica accorreva allo Stadio per esultare alla vittoria della squadra del cuore. “Io ho meno di 40 anni – esordisce – ma mi sembra di parlare di un’era geologica fa. Ricordo che in inverno Frigento si svuotava, eravamo in pochi, ma sulle dinamiche del gioco prevaleva il gusto di stare insieme. Finito di studiare ci incontravamo e ci organizzavamo per disputare una partita anche a quattro, due contro due. La società individualista di oggi, invece, ha creato le condizioni perché i giovani preferiscano giocare al computer, magari soli in casa, ad una partita in compagnia”.
C’è un incontro sportivo che è rimasto impresso nel suo album dei ricordi?
Penso con nostalgia al calcio degli anni ‘80, forse perché ero un bambino, forse perché il mio idolo era Giancarlo Antognoni. Tra le partite più appassionanti, senza dubbio l’Avellino-Fiorentina, da un lato la squadra della mia città, a cui mi legava un rapporto affettivo e di territorialità, dall’altra il mio calciatore preferito. Per me fu una grande sofferenza!! So che per i tifosi viscerali, sostenere due squadre non è compatibile, ma per me lo sport è emozioni e con un occhio di attenzione in più per l’Avellino, riuscii a far convivere i miei sentimenti per le due avversarie.
Perché parla di nostalgia, cos’è che non le piace più del calcio?
Il calcio ha subito un’involuzione molto forte con l’iscrizione in borsa delle società, le scommesse, il riciclaggio di denaro intorno al pallone. Inevitabilmente sono episodi che ti fanno disaffezionare. Non seguo tanto il mondo dei tifosi, però so, che ad Avellino molti rinunciano a seguire la squadra, perché prevale il rifiuto di accettare le logiche dei club sportivi e l’eccessivo giro di soldi, non sempre finalizzato alla prestazione agonistica. Sono questi alcuni dei motivi che hanno spinto l’U.S. Avellino al fallimento, insieme a persone poco raccomandabili che hanno fatto prevalere i propri interessi a quelli della squadra.
Non trova che in questo calcio e politica si rassomigliano?
In entrambi i casi l’obiettivo è l’interesse collettivo, ma è sempre più consuetudine assistere al dominio di logiche di potere personalistico. Il parallelismo tra calcio e politica è calzante, soprattutto nello sport praticato a livello agonistico. Una buona squadra deve avvalersi dei sani principi per competere lealmente e vincere il campionato. Lo stesso accade nella politica, si parte da un’idea individuale, ma col preciso intento di realizzare un sogno collettivo che soddisfi i bisogni della comunità. Si è invece perso il gusto di accettare le regole del gioco, preferendo ad esse scorciatoie illegittime.
Quale proposta di legge potrebbe scardinare la prassi che si è consolidata negli ultimi anni?
Se lo sport deve educare alla coesione sociale, ad essere competitivi, ma ad una sana competizione all’insegna della lealtà, allora credo che la politica per rendere servizio alla società debba puntare sullo sport dilettantistico, dando meno spazio all’agonismo che, purtroppo, regala delle disillusioni molto forti e intorno al quale, girano sempre più spesso interessi poco leciti e poco chiari, come è avvenuto per l’Avellino Calcio. Vanno elargiti maggiori finanziamenti per i campetti playground che sono veramente esigui, rispetto all’esigenze richieste dai Comuni come il mio. In questo quadro può essere d’aiuto il Coni che deve favorire la pratica dello sport, uscendo anche dalla monocultura calcistica.
Tornerà allo stadio per questa nuova stagione di campionato?
Con molto piacere, spero che questa società riesca a ricreare entusiasmo intorno alla squadra creando le condizioni per il ritorno di un calcio sano.
(di Rosa Iandiorio)