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Nella sua missiva continua ancora: “E’ da un po’ di tempo che tutti questi valori vengono calpestati da un numero di società ed atleti sempre crescente, e questo è riscontrabile in vari campi e stadi di Avellino e provincia. Vedo sempre di più comportamenti diversi dalle buone regole che il calcio cerca di insegnare.
Nei campi sono sempre più presenti grida ed urla paragonabili a quelle dei venditori ambulanti che frequentano i mercati, tipo il giovedì ad Atripalda ed il sabato ad Avellino, ed altri giorni in altri paesi della provincia, o peggio ancora, minacce, insulti, provocazioni, calci e botte.
Tutto questo nel tentativo di raggiungere qualcosa in più, che diversamente, giocando in modo pulito e onesto, rispettando tutte le regole del calcio e del buon vivere, a loro intendimento, non si potrebbero mai raggiungere”. Il pensiero dell’allenatore di una delle formazioni principali e storiche della città di Avellino non finisce qui: “È vergognoso assistere a tutto questo, capisco che battere il più forte delle volte è difficile, a volte impossibile, ma cercare di vincere o insegnare a vincere giocando sporco è la cosa più vergognosa che possa esistere, calpestando in modo umiliante tutte le regole primarie del più bel gioco del mondo.
Non si può accettare, condividere, restare impassibili e far finta di niente di fronte a tutto questo.
Vedere sempre diminuire le famiglie, i ragazzi i bambini che assistono alle partite di calcio; l’esempio che si insegna oggi in questo mondo non è dei migliori.
Probabilmente, a queste condizioni, l’unica cosa ragionevole è consigliare a tutti di restare a casa, meglio non assistere a spettacoli indecorosi e incivili.
Non si possono accettare comportamenti di inciviltà pura! Dovremmo essere i primi a dare l’esempio!
Ne parlo ogni giorno con presidenti, dirigenti ed atleti, colleghi e amici, cercando di farmi capire e di far cambiare lo stato delle cose. Peccato che molti sono sordi o fanno finta di non sentire, anzi, peggio, molti allestiscono ed insegnano in grande stile ‘Scuola di calcio’, solo per il lato economico e niente di più.
È una vergogna!
Non posso, e non mi adeguerò mai a tutto questo, ma cercherò con impegno di cambiare nel mio piccolo lo stato delle cose, sperando che saremo sempre più numerosi”. Il lungo documento redatto si conclude in questo modo: “La mia vittoria, in ogni partita e al di là del risultato finale, è ricevere personalmente e vedere ricevere dai miei dirigenti e dai miei ragazzi i complimenti dall’arbitro e dai commissari di campo. È grande amarezza e delusione se al termine di una partita questo non succede. Sarebbe questa si, una sconfitta, ed anche una delle più pesanti. L’auspicio è che questo mio sfogo serva a qualcosa”.