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Passare intere ore a chattare, cambiare il proprio profilo e inventarsi identità diverse può quindi influenzare lo sviluppo psichico. “Attenzione – spiega la dottoressa Mirella Galeota, responsabile dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Moscati di Avellino – individuare in Facebook, in Myspace o in internet il problema è sbagliato. Il vero turbamento non sta nello strumento ma nell’uso improprio che ne viene fatto. Bisognerebbe piuttosto chiedersi perché si passano giornate intere ad avere rapporti che non sono di apertura ma di chiusura in se stessi. Se in questo momento di crescita – spiega l’esperta – i rapporti reali lasciano il posto a quelli virtuali, il ragazzo blocca una fase importante del proprio sviluppo. Dovrebbe conoscere il proprio corpo, sperimentarsi con altre persone, e invece tutto resta congelato. La mancanza di rapporti reali impedisce che un ragazzo realizzi una struttura psichica forte e autonoma. Così si avverte la necessità di creare una dipendenza che appaghi i bisogni. Dal computer all’alcol, dai videogame al fumo. In questo contesto è sbagliato accusare madri e padri di lasciare i propri figli ore davanti al computer. In pratica i genitori non si rendono conto dei danni che arrecano ai propri figli non garantendo loro la possibilità di avere rapporti reali in quell’età in cui, proprio grazie a quelli, dovrebbero formare un’identità psichica forte e indipendente”.