
La crisi del settore metalmeccanico si fa acuta. Decine di aziende in ristagno. Migliaia di lavoratori in cassa integrazione o licenziati. Il numero delle imprese in difficoltà continua a lievitare. Un cortocircuito pericoloso innescato dal contatto tra recessione produttiva, calo dell’occupazione e calo del valore reale delle retribuzioni. Dai settori portanti, i primi scricchiolii sinistri di un tracollo produttivo senza precedenti. Un vero e proprio bollettino di guerra con a capo la Fiat e suoi 8mila esuberi dichiarati. E le conseguenze sull’indotto si concretizzano in Irpinia con la crisi delle ‘grandi’: Fma e Denso. “Siamo entrati in una preoccupante fase di recessione – afferma il segretario della Fim-Cisl, Giuseppe Zaolino -. Il dato generale è inquietante: le grandi aziende metalmeccaniche continuano a ridurre l’occupazione. Quotidianamente vengono annunciate chiusure di stabilimenti o la riduzione di attività, con il conseguente ricorso alla cassa integrazione, alle procedure di mobilità e ai licenziamenti collettivi. Interi settori industriali sono oggi a rischio e questo colpisce i lavoratori, indebolendo complessivamente la capacità produttiva della nostra economia”. Se a livello nazionale la Fiat ha rallentato vistosamente la sua corsa, su quello locale la Fma di Pianodardine frena decisamente con 60 giorni di cassa integrazione e 32 esuberi per il personale con contratto a tempo determinato. Va peggio alla Denso che, tuttora in cassa integrazione, ha già licenziato 170 unità precarie e si prevedono 23 ulteriori destituzioni per dipendenti con contratto a tempo indeterminato. 3mila in tutto le maestranze a rischio nelle due aziende ubicate nel perimetro industriale di Pianodardine. “A cascata nel vortice dell’emergenza finiscono tutte le ‘piccole’ dell’indotto. A cominciare dall’ASM, azienda che si occupa di lavorazioni meccaniche per la Fiat, e dai suoi 200 dipendenti che corrono il rischio di lavorare una sola settimana a novembre ed una a dicembre. Ne sapremo di più dopo l’incontro di domani che delineerà meglio le sorti dello stabilimento di Pianodardine”. Destino segnato, invece, per la Lima Sud che a dicembre chiuderà definitivamente i battenti. Non vanno meglio le cose in valle Ufita dove la Irisbus, l’unica sopravvissuta dopo la Cumerio Italia, per sopperire alla carenza di personale ha deciso di accogliere unità settentrionali… “invece – tuona Zaolino – di assumere disoccupati locali, venendo meno all’impegno assunto con i sindacati. L’azienda ha preferito optare per la trasferta di personale proveniente dagli stabilimenti del Nord Italia piuttosto che ottemperare agli obblighi prescritti: 100 prepensionamenti integrati da nuovi organici con la sostituzione padre/figlio”. Si reinventano, invece, l’Almec di Nusco e l’Elital di Pianodardine. Lo stabilimento altirpino, grazie anche all’intervento delle forze sindacali, evita 120 licenziamenti con una strategia di mercato tesa a trasformare gli esuberi in investimenti tecnologici. Resta, però, la cassa integrazione per l’intero 2009. L’azienda dei fratelli Pugliese cambia faccia. Il piano di rinnovamento messo in atto prevede un cambiamento radicale nella produzione. Dalla componentistica elettronica si passa alla fabbricazione di pannelli solari.
“C’è un nodo da sciogliere – continua il sindacalista -: se la competitività da parte delle imprese si affronta prevalentemente sui costi alle lunghe non regge e le ricadute sui livelli occupazionali e sulle condizioni dei lavoratori saranno pesanti. Viceversa, se la prevalenza delle scelte dell’impresa si orienta ad investimenti innovativi di prodotti e di processo, nella ricerca e nella formazione, si assicura uno sviluppo strategico qualitativo nei prodotti e nei settori avanzati”. “La crisi irpina – conclude Zaolino – è il risultato di scelte inadeguate sul piano industriale. Paghiamo oggi le conseguenze di valutazioni sbagliate, in primo luogo degli imprenditori, ma anche la mancanza di adeguate politiche industriali e di un piano strategico per il rilancio dell’economia”. E alla domanda se le infrastrutture inadeguate incidono sul sistema industriale, Zaolino risponde: “L’inadeguatezza del sistema territorio continua a restringere spazi di miglioramento per le imprese e per i lavoratori. Se centrale rimane lo sviluppo qualitativo-economico e sociale del territorio, ognuno nel proprio ambito di ruolo e competenze deve costantemente sentirsi impegnato per la sua realizzazione in tempi ben definiti e certi”. Tuttavia la speranza finisce per diventare rassegnazione. “Se continuiamo di questo passo, immagino che per il prossimo anno non basterà solo la cassa integrazione, ma la recessione aprirà la strada a nuovi licenziamenti”. (di Marianna Morante)