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La pena va da uno a sei anni e scatta anche quando il «denaro o altra utilità» è a carico del corruttore e non del minorenne corrotto, come sembra sia accusato nel caso lodigiano. I fatti risalgono alla fine dell’anno scorso quando l’imputato venne arrestato e portato a San Vittore, dove si trova tuttora. Il suo caso è trapelato ieri quando il fascicolo è approdato davanti alla sezione collegiale del tribunale di Lodi. Il processo è stato solo incardinato e il difensore d’ufficio, l’avvocato Fabio Da Prati, nominato appena due giorni prima, ha chiesto un rinvio per studiare gli atti. Si riprenderà il 27 marzo e allora il dibattimento entrerà nel vivo. Per ora di questa vicenda a luci rosse, maturata all’interno dei rapporti familiari, si hanno solo scarni particolari. Sembra certo che tra l’uomo e la nipote vi fossero rapporti consensuali, che si consumavano in una casa o in un locale (un garage?) in una stradina del centro di Lodi.
Se tutto si fosse esaurito in un amore sbagliato non sarebbe scattato il rigore della legge penale. Invece pare — e su questo verterà probabilmente tutto il dibattito tra accusa e difesa — che lui pagasse la partner con soldi o regali di un certo costo. Inoltre la loro relazione sarebbe stata notata, visto che agli atti ci sono varie testimonianze che dovranno essere tutte vagliate in sede processuale. Tra le carte sono state allegate anche le relazioni dei servizi sociali che hanno raccolto il racconto della diciassettenne: la giovane ora è maggiorenne ma è stata seguita con costanza dopo che emerso il suo rapporto ‘malato’ con un appartenente alla sua famiglia.ilgiorno.it