Ex Isochimica – Denuncia di Abrate: “Le visite mediche? Mai partite”

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Avellino – Ci sono vicende ‘buone’ per una campagna elettorale e destinate a cadere subito dopo nel dimenticatoio della politica e dell’opinione pubblica. La tragedia degli operai dell’ex Isochimica è una di queste: per anni hanno lavorato a contatto con l’amianto e nel gennaio 2009, quando molti di loro erano già stati colpiti da patologie gravi causate dalla sostanza killer, hanno deciso di rincontrarsi per dare voce alla loro battaglia per il diritto alla salute. In questi 10 mesi di denunce, campagne di sensibilizzazione, si sono costituiti in Comitato di Lotta operai ex Isochimica. Il loro portavoce è Nicola Abrate che per circa sei anni ha lavorato nell’azienda di Pianodardine e che oggi, a venti anni di distanza dalla chiusura dello stabilimento, chiede giustizia per sé e per i suoi compagni.

Abrate, l’Asl con una nota stampa diffusa il 7 settembre scorso dichiarava che lo screening sanitario predisposto per voi era in pieno regime dal 3 dello stesso mese. E’ vero? Ci sono state le visite?
“Il comunicato dell’Asl a cui fa riferimento è in realtà una risposta ad una nostra diffida ufficiale preparata insieme ad Antonio Petrozziello, il legale del comitato. Devo con rammarico affermare che le visite non sono partite. Gli operai dell’ex Isochimica erano 300 e provenivano un po’ da tutta la Campania: abbiamo contattato molti ex compagni di Salerno e di Napoli ma nessuno è stato chiamato. Per quanto riguarda il gruppo degli avellinesi, solo due o tre persone sono state chiamate, ma non per una visita, per un colloquio svoltosi presso l’ambulatorio dell’Asl a Piazza Macello. Quindi, ad oggi, nessuno è stato visitato”.
Qual è la vostra risposta a tutto ciò?
“Le vie legali. Il nostro obiettivo primario adesso è la riapertura di un’inchiesta giudiziaria per ristabilire un po’ di giustizia in questa vicenda. Ovviamente il primo pensiero adesso è rivolto innanzitutto a quanti di noi sono già malati: insieme all’avvocato Petrozziello stiamo predisponendo per loro una richiesta di risarcimento danni. Inoltre abbiamo ottenuto la consulenza di un altro legale, Ezio Bonanni di Roma. Lui, che da anni lavora con associazioni e comitati come il nostro, ha già presentato alla Commissione europea di Strasburgo dei documenti sul caso Isochimica e in questi giorni dovrebbero esserci novità. Ci sono spiragli positivi, basti pensare che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni ed ha annullato parzialmente il Decreto del Ministro Damiano, nella parte in cui limitava l’applicabilità della norma per il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto, ai lavoratori di 15 dei 500 siti per i quali era intervenuto l’atto di indirizzo ministeriale”.
Restano ancora degli ostacoli come la legge che impone un’esposizione minima all’amianto di dieci anni per riconoscere diritti quali la pensione anticipata di 5 anni. Il danno e la beffa, anche qui diritti di serie A e diritti di serie B?
“Si, per questo è importante per noi avere un buon pool di avvocati per far sì che, con una documentazione da proporre alla Procura della Repubblica di Avellino, si possa aprire una nuova inchiesta giudiziaria. Un tassello significativo è la costituzione, anche se ancora ufficiosa, della sezione provinciale dell’Associazione esposti amianto in cui registriamo già diverse decine di iscritti. E’ un modo per darci fiducia a vicenda, visto che il tempo passa e ovviamente le speranze diminuiscono”.
Veniamo alla politica. A giugno si è votato per elezioni comunali e provinciali, a marzo ci sono le regionali. In campagna elettorale molti hanno parlato della vicenda Isochimica nel suo complesso (salute degli ex operai e bonifica del sito). Che fine hanno fato i partiti? E i sindacati?
“Chiacchiere da campagne elettorali, sicuramente li ritroveremo al ‘nostro fianco’ prima del voto di marzo e poi di nuovo nulla. Siamo abituati. La verità è che la maggior parte dei partiti e dei sindacati di noi non sa proprio nulla. Si sono accontentati delle rassicurazioni di Asl e Regione riguardo lo screening sanitario, ma non hanno mai verificato l’attuazione delle cose. Loro sono rimasti a venti anni fa. Noi andiamo avanti”.(di Rossella Fierro)

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