TORINO- Una spedizione punitiva a calci e pugni, che hanno fatto svenire la vittima e hanno costretto gli aggressori a usare un lenzuolo per caricarlo di peso in auto e sequestrarlo . Solo perché, la sera prima, aveva “osato” litigare con il figlio di Gianluca Moscatiello, 49 anni, ex camorrista e affiliato del clan Genovese, che per alcuni anni aveva anche collaborato con la giustizia. Moscatiello già condannato per associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio e omicidio, una volta libero si è rifatto una vita a Torino, come raccontano le cronache torinesi di Repubbica “costruendo un piccolo impero con una catena di bar. Ma è finito nei guai più volte, con tanto di colpi di mitra alle vetrine e incendi nella sua “Villa King””. Qualche giorno fa Moscatiello è tornato in cella con l’accusa di essere il mandante della spedizione punitiva: sono finiti in manette anche suo cugino Pietro Tagliaferri, 54 anni, e i fratelli Alin e Ovidiu Cirpaci, romeni di 42 e 38 anni (difesi dagli avvocati Gianluca Orlando e Marina Bisconti). La Squadra mobile della questura li accusa di sequestro di persona, minacce e violenza privata, per cui è indagato anche il figlio diciannovenne di Moscatiello, libero ma con divieto di avvicinamento alla vittima. La Squadra mobile di Torino, coordinata dalla pm Chiara Maina, ha chiuso il cerchio in nove mesi di indagini: messaggi, tabulati telefonici, filmati dei residenti di via Maddalene. Secondo quanto si apprende dalle cronache torinesi, tutto ” inizia alle quattro del mattino dell’8 marzo, davanti alla discoteca Bamboo di corso Moncalieri. Due ragazzi litigano: uno ha 19 anni ed è il figlio di Moscatiello, l’altro 17. In mezzo, una ragazza: ex del primo, nuova relazione del secondo. Dalle parole si passa ai pugni. Il diciannovenne finisce al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria con 21 giorni di prognosi, tra contusioni, trauma cranico e una spalla lussata. Parte la denuncia e la Procura dei minori apre un fascicolo”. La sera successiva, il 9 marzo, la trappola scatta in via Maddalene, nel quartiere Barriera di Milano. È il figlio di Moscatiello a chiamare il diciassettenne, proponendo un incontro “chiarificatore”. Ma quando il ragazzo arriva, la scena è già pronta. Adesso ti faccio vedere io chi hai picchiato, gli viene detto. Da una Mercedes, una Fiat 500 e una Panda scendono, secondo le indagini, sette persone. Partono calci e pugni. Il minorenne perde conoscenza. Per trascinarlo fino all’auto, gli aggressori usano un lenzuolo. Viene chiuso nel bagagliaio di un suv, mentre qualcuno urla: Hai picchiato la persona sbagliata, è il figlio del boss.
L’ex boss del clan Genovese ordina la spedizione punitiva: pestato e portato via in un lenzuolo
