
Avellino – Coach Garcia Reneses, più semplicemente ‘Aito’, è uno che è sempre stato abituato a vincere. E la sua Malaga è stata costruita per farlo. L’ex coach della nazionale spagnola (tornata da Pechino con un argento olimpico conquistato combattendo alla pari contro il Team Usa di Bryant e James) si è rituffato anima e corpo nell’esperienza di Club e specialmente dell’Eurolega. L’eredità lasciata da Sergio Scariolo è di quelle pesanti ma la pressione per Aito non è mai stata un problema e per ora il suo team sta rispondendo alla grande, occupando la prima piazza nella Liga Acb e mirando senza mezzi termini alla seconda piazza del girone europeo. “Non posso certo fare paragoni tra allenare la nazionale e allenare un club – ha spiegato Aito – qui a differenza delle Olimpiadi è richiesto un lavoro e un impegno continuativo nel tempo, non solo per uno o due mesi. Avevo una gran voglia di tornare a misurarmi con una squadra di club e Malaga è stata l’opportunità giusta, una società vincente e piena di ambizioni. Inoltre, l’inizio è stato davvero positivo”. Parlando dell’incontro del “Del Mauro” Aito ha ammesso di sapere bene che dinanzi si troverà una Scandone motivata, vogliosa di ottenere la sua prima vittoria Europea al cospetto del pubblico amico. “Giocare un match di Euroleague non è mai semplice, non importa se affronti una debuttante come Avellino o una veterana”. E il coach degli ospiti conosce bene in particolar modo uno dei cestisti biancoverdi, Nikola Radulovic, allenato proprio da Aito in quel di Badalona. Proprio Nikola in coabitazione con Marko Tusek può essere un problema per i lunghi di Malaga, come conferma lo stesso Aito: “Radulovic è un giocatore di grandissima intelligenza e di enorme classe, come il suo compagno Marko Tusek. Loro ci complicano parecchio la vita, perchè sono decisamente abili dall’arco dei tre punti ed aprono bene il campo, mentre i nostri ‘big man’ in questo avvio ancora non hanno fronteggiato avversari con questo tipo di caratteristiche e ancora non sono abituati a difendere costantemente sul perimetro contro il pericolo del tiro da 3. Ma non mi sento di individuare in solo quest’aspetto la chiave del match. Alla fine vincerà chi sarà più completo in tutti gli aspetti del gioco, non solo in una componente”.