Avellino – Fa tappa in città la campagna itinerante “Epatite B: il tour”, che sta percorrendo l’Italia, da Sud a Nord, per promuovere informazione, prevenzione, diagnosi precoce e trattamento tempestivo della malattia.
Un camper sosterà oggi e domani in diversi punti della città: un’occasione per i cittadini per ricevere il materiale informativo sulla patologia ed incontrare un medico specialista per approfondire le informazioni sull’epatite virale di tipo B o per una consulenza sui rischi legati alla patologia, i sintomi e gli esami di laboratorio necessari ad una diagnosi precoce.
Rapporti sessuali non protetti, scambio o riutilizzo di aghi e siringhe, condivisione di oggetti personali come rasoi o spazzolini da denti, piercing o tatuaggi: sono queste le principali vie di trasmissione del virus dell’epatite B, uno dei più potenti agenti virali che colpiscono l’uomo, 100 volte più contagioso dell’HIV. Oggi, diversamente da molti anni fa, è lo stile di vita a mettere le persone a rischio di contrarre l’epatite B: sono a rischio tutti quei comportamenti che espongono alla condivisione di liquidi biologici infettanti. E la categoria più esposta al contagio sono i conviventi del soggetto portatore dell’epatite B. “La prima raccomandazione è di prendere le opportune precauzioni per evitare il contatto con liquidi biologici infettanti – afferma Salvatore D’Angelo, Direttore U.O. Unità Fegato dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino – la seconda è di effettuare la vaccinazione, che in Italia è inclusa dal 1991 nell’elenco delle vaccinazioni obbligatorie per i nascituri, che conferisce un’immunità a lungo termine”. Alla sua virulenza si aggiunge il carattere asintomatico dell’infezione: molto spesso l’epatite B non dà sintomi specifici per anni e questo ritarda il momento della diagnosi.
Le fasce più colpite dall’infezione sono gli over 30 che non hanno ricevuto la vaccinazione obbligatoria dei primi anni ’90. Tra le persone che contraggono il virus dell’epatite B, circa il 90 per cento sviluppano un’infezione acuta, il 10 per cento una forma cronica che può essere causa di conseguenze gravi, come la cirrosi e l’epatocarcinoma: “L’infezione cronicizza quando l’organismo non riesce ad eliminare il virus – precisa il Dott. D’Angelo – La diagnosi precoce consente però di arrestare l’evoluzione del danno epatico.”
Fondamentali, per sbarrare la strada al virus, sono prevenzione e vaccinazione. Per favorire la diagnosi precoce, un ruolo fondamentale è affidato al medico di medicina generale, che in questa malattia ha un duplice ruolo: fare counselling sulla prevenzione del contagio, correggendo eventuali comportamenti a rischio, e ricercare l’infezione da HBV in tutti i soggetti a rischio di contrarre il virus, anche senza segni clinici e/o biochimici di malattia epatica.
Gli appuntamenti
Lunedì 22 marzo – Corso Vittorio Emanuele 9.30 – 19.30
Martedì 23 marzo – Viale Italia – 9.30 – 19.30