“Forum Regionale Energia e Ambiente”, un incontro svoltosi a Napoli che ha visto il dissenso del presidente del Consiglio Provinciale Erminio D’Addesa che comincia così: “I funzionari dell’Assessorato –retto dal diessino Cozzolino – hanno esposto la bozza del disciplinare per le “Linee guida per lo sviluppo della tecnologia e l’installazione di impianti eolici sul territorio della Regione Campania”. Al punto 4 del disciplinare che dovrebbe essere adottato dalla Giunta Regionale sono elencati i “siti non idonei alla installazione di impianti eolici” e tra questi è prevista, tra gli altri, una fascia di rispetto di 10.000 (diecimila) metri lineari dalle coste verso l’interno della Regione Campania nei quali è vietata l’installazione di impianti eolici nonché sull’ off-shore e sul territorio insulare regionale. Alla lettera l del punto 4 è previsto, infine, il divieto di installazione di impianti eolici nelle aree diverse da quelle individuate con atto di programmazione, ove adottato, del Comune sede dell’intervento. E’ previsto inoltre il riutilizzo dei siti eolici esistenti nell’ambito di ammodernamento e potenziamento degli impianti.
Non è prevista comunque, in attesa dell’approvazione del disciplinare da parte della Giunta regionale, di “una moratoria” dell’installazione degli impianti attualmente in atto e questo costituisce un fatto grave.
Il disciplinare che sarà adottato dalla Giunta Regionale non va certamente nella direzione degli interessi delle zone interne della Campania; le zone interne sono considerate una sorta di colonia energetica nonchè culturale in una visione “napolicentristica” della politica energetica, ambientale ed agricola.
Infatti per le zone interne non è prevista alcun divieto se non quelle limitazioni che dovrebbero imporre gli amministratori comunali con i propri strumenti urbanistici: ma non c’è da sperare molto in questa potestà programmatoria dell’ente locale come dimostra l’operato della maggior parte degli amministratori dei Comuni dell’Alta Irpinia che hanno già consentito la devastazione ambientale dei propri territori anche con l’obiettivo del “ristoro” che viene erogato alle casse comunali quasi tutte, a loro dire, “disastrate”.
Per quanto riguarda la politica per la governance regionale delle politiche energetiche è prevista la promozione delle filiera e dei distretti agroenergetici regionali, delle culture agro-energetiche e biodiesel, delle cantine sociali agrienergetiche, la filiera delle biomasse. L’ambito territoriale di una Comunità Montana è considerato ottimale per la raccolta ed il conferimento delle biomasse.
Relativamente alle colture agro-energetiche e biodiesel si cercano argomenti ad effetto per farla accettare agli imprenditori agricoli, come la crisi in atto o annunciata di alcune colture storiche e redditizie come il tabacco. Lo sviluppo delle biomasse è visto anche come la grande alternativa alla fuga dai seminativi indotta dalla riforma Pac. E questo detto da un Assessorato che dovrebbe tutelare l’Agricoltura appare un fatto grave.
Tutto il sostegno economico dato all’agricoltura ed alla zootecnia va a farsi friggere e ci prepariamo forse ad una agricoltura bionica?
Su questo tema sarebbe opportuno l’organizzazione di un Forum provinciale da parte degli Assessori all’Ambiente ed all’Agricoltura della Provincia.
