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“Il mio programma parte dal ricomporre la comunità perché avverto la decadenza delle istituzioni – dice il leader di Nusco sottolineando quel refrain che ormai contraddistingue tutte le orazioni dell’ex presidente del Consiglio -. Ho scritto un libro due anni fa (La storia d’Italia non è finita, ndr) in cui ho ipotizzato ed ipotizzo che il futuro esige la ricomposizione delle comunità. A questo si aggiunga che per me la conservazione delle radici, solitamente derisa, è la condizione necessaria per chi fa politica…”.
E poi ancora: “Tutto pensavo tranne che candidarmi a sindaco. Sono straconvinto che il nostro futuro non sia l’antieuropeismo o l’europeismo spinto, ma dipenda dalla rinascita delle comunità. Senza Nusco non sarei io. Ho capito ad un certo punto che avevo perso il collegamento con le persone e c’erano le comunali, ho deciso di dare una mano. Andando oltre i partiti, un rassemblement di tutti quelli che sperano. La spinta è venuta dalla gente”.
Perché allora la candidatura a sindaco: “Non sono meno vivo dei giovani politici, non sono meno capace e non sono meno resistente e quindi mi candido a sindaco di una comunità per ricostruire la comunità dell’Alta Irpinia. E per creare un luogo di riflessione, non dico le Frattocchie, ma a Nusco creeremo un centro di dibattito”.