Elettrofusione per rifiuti: la proposta di ‘Solidarietà e Progresso’

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Bisaccia – Rifiuti: da problema a risorsa con una nuova tecnologia, alternativa agli inceneritori, ai Cdr e alle discariche. E’ la proposta avanzata dall’Associazione ‘Solidarietà e Progresso’ di Bisaccia. “Si tratta – spiega Bruno Mennonna, componente del comitato direttivo – di una tecnologia già in uso dal 1990 che può essere utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti: impianti ‘ad elettrofusione ed elettrodissociazione controllata’. In questo caso il processo non avviene per combustione ma per fusione e dissociazione molecolare. A differenza degli inceneritori e dei Cdr questo tipo di processo non produce residui di lavorazione, quali ceneri, fos e sovvalli, da conferire successivamente in discarica. I residui di lavorazione di un impianto ad ‘elettrofusione ed elettrodissociazione controllata’, sono metalli e materiale inerte utilizzabile direttamente per sottofondi stradali oppure per realizzare sabbia per smerigliatura o mattoni e tegole per l’edilizia. Durante il ciclo di lavorazione l’impianto produce energia elettrica per il proprio processo e cede in rete quella in eccesso. Le emissioni prodotte da tali impianti sono gas uguali alle emissioni prodotte da un’autovettura di media cilindrata funzionante con motore a gas, quindi con inquinamento ambientale insignificante, anzi, addirittura al di sotto di 2-3 punti rispetto al limite stabilito dalla legislazione vigente. I costi di realizzazione di un impianto sono di circa il 20 per cento inferiori ad un inceneritore o un Cdr. Questa nuova tecnologia presenta indubbi vantaggi rispetto agli impianti finora in uso, rispetta l’ambiente e potrebbe essere sicuramente accettata dalle comunità che fino ad ora hanno sempre aborrito qualsiasi soluzione al problema rifiuti, timorosi dei danni per la propria salute e per l’ambiente circostante. Non trascurabile sarebbe, inoltre, l’impatto occupazionale. Un impianto del genere, a seconda delle dimensioni, potrebbe occupare dai 30 ai 40 lavoratori, senza considerare l’indotto a valle creato dall’utilizzo diretto o industrializzato del materiale inerte prodotto da detto impianto come materiale di risulta. E’ auspicabile che questa soluzione, proposta da ‘un cittadino qualunque’ possa portare ad un sereno dibattito, finalizzato a dare buoni frutti…Se questo non dovesse avvenire, si ha il dovere di spiegare perché non è possibile”.

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