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Il perito, affiancato dal consulente di parte, il medico legale Roberto Testi, nominato dalla famiglia della donna, non ha trovato tracce di ferite d’arma da fuoco o da taglio. Nessun “segno evidente di violenza”, insomma. Le lesioni sul cranio, esposto per mesi alle intemperie, sono compatibili con le condizioni in cui è stato trovato, tra il fango rimosso da una benna impegnata nella pulizia del canale. La posizione dei nuovi resti, inoltre, sarebbe compatibile con l’effetto trascinamento dovuto all’acqua. Ancora troppo poco, insomma, per far luce sulle circostanze della morte. Così, mentre si attende l’esito degli esami tossicologici e istologici, tra una quindicina di giorni, i carabinieri stanno risentendo tutte le persone che nei giorni successivi alla scomparsa della donna avevano perlustrato la zona del ritrovamento.
Tra loro c’era anche il marito di Elena Ceste, Michele Buoninconti, vigile del fuoco ad Alba, al momento l’unico indagato nella vicenda per i reati di omicidio e occultamento di cadavere. Un “atto dovuto”, per la Procura di Asti. Era stato proprio l’uomo a denunciare la scomparsa della moglie. “Mi aveva detto che non si sentiva bene e mi aveva chiesto che andassi a prendere i ragazzi a scuola”. Una versione ribadita anche quando sono iniziate ad emergere dicerie e supposizioni su presunti amanti della donna e sulla sua gelosia. “C’è bisogno di più silenzio per non aumentare lo stress psicologico”, è l’appello di don Roberto Zappino, il parroco e amico della famiglia di Elena Ceste. “Tutto ciò che si dice – osserva – può essere sbagliato”. La donna è stata ricordata anche nella chiesa della frazione di Santa Margherita, dove andava a Messa. “Abbiamo vissuto nove mesi nella speranza che tutto potesse risolversi – ha detto don Bruno Valente – ora viviamo una tristezza infinita”.ansa