Avellino – “Mi meravigliano molto i tecnici che si riferiscono alla legge sul Piano Casa definendolo strumento di cementificazione”. Con queste parole Maria Adinolfi, dirigente del Settore edilizia residenziale abitativa della Regione Campania, ha commentato le difficoltà dell’assemblea campana nell’approvazione della nuova norma intervenendo questa mattina al convegno ‘Il ruolo dell’edilizia residenziale pubblica nei processi di riqualificazione urbana’, organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno. Adinolfi ha sottolineato l’attenzione che il Piano Casa campano rivolge soprattutto alle periferie degradate. “Per quanto riguarda la programmazione – ha proseguito – ci sono amministrazioni che sono più avanti ed altre che sono più lente, con Avellino speriamo di raggiungere un accordo entro febbraio”. Non ha aggirato le polemiche il sindaco di Avellino Giuseppe Galasso, che descrivendo il restyling del capoluogo irpino ha messo in primo piano le difficoltà dei cittadini ad adattarsi alle novità: “I cantieri sono tanti, ma se all’inizio gli avellinesi si dichiaravano solo contrari, oggi chiedono di concludere al più presto i lavori. Nella nostra città – ha spiegato – non si facevano lavori di questa entità da 40 anni”. Abitare viene prima di costruire, con questo slogan il professore Roberto Vanacore, titolare della cattedra di Composizione Architettonica (promotrice del convegno), ha presentato il protocollo siglato tra Università ed Istituto Autonomo Case Popolari, con il quale è stato lanciato un programma di cooperazione scientifica che punta a definire le linee guida per il recupero dell’edilizia residenziale pubblica. “Abbiamo cominciato a distribuire dei questionari conoscitivi ad ad alcuni abitanti del Rione Mazzini Ovest di Avellino – ha spiegato la ricercatrice Monica Guarino – è il primo passo per la definizione del progetto di recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica”.